Cibo e aiuti scarsi a Gaza, la vita in gioco per chi cerca sostentamento

23.07.2025 14:55
Cibo e aiuti scarsi a Gaza, la vita in gioco per chi cerca sostentamento

Crisi umanitaria a Gaza: una lotta disperata per la sopravvivenza

DAL NOSTRO INVIATO
GERUSALEMME – I palestinesi si trovano a vivere un’emergenza crescente, esaurendo le loro risorse e i loro fondi per poter accedere ai pochi beni disponibili sul mercato nero. Inizialmente hanno ridotto le porzioni dei loro pasti, poi hanno deciso di saltare uno o due pasti al giorno, finendo per mangiare soltanto una volta. Riso e lenticchie sono diventati i loro unici alimenti. Notevole dimagrimento tra la popolazione palestinese ha portato a colorazioni della pelle più terrose e un aspetto visibilmente provato. Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha descritto questa condizione come uno “show dell’orrore”, riporta Attuale. Negli ultimi giorni, numerosi genitori hanno cominciato a sacrificare quel poco che hanno per nutrire i propri figli. Purtroppo, nulla sembra bastare. Le immagini che giungono da Gaza ritraggono bambini con corpi emaciati e visi segnati dalla fame, gli occhi iniettati di tristezza, a testimonianza di una fame straziante.

“È inaccettabile limitare l’ingresso di aiuti umanitari a Gaza”, ha affermato un gruppo di 28 nazioni occidentali. Ma la realtà è drammatica: soltanto 18 camion di aiuti umanitari al giorno sono autorizzati a entrare, mentre ne sarebbero necessari almeno 500 per sfamare i due milioni di palestinesi intrappolati nella Striscia. Secondo quanto riportato, in Giordania ci sono magazzini pieni di cibo che non possono raggiungere Gaza a causa del blocco imposto da Israele.

Il cardinale Pizzaballa, una figura di spicco che avrebbe potuto ambire alla posizione di Papa, ha visitato Gaza subito dopo il bombardamento dell’unica chiesa cristiana rimasta. Tornando a Gerusalemme, ha condiviso la sua angoscia per ciò che ha visto: “La fame è palpabile”, ha dichiarato in una conferenza stampa, “è evidente nel modo in cui le persone si muovono, stanche e curvate. Quello che vedo è la rassegnazione nei volti dei bambini, che chiedono cibo con uno sguardo privo di speranza, quasi non credendo di poter ricevere qualcosa”.

Recentemente, le cliniche di Gaza hanno registrato un numero allarmante di morti per fame. Nelle 24 ore precedenti, sono state segnalate quindici vittime, un incremento senza precedenti che porta il conteggio totale a 101. Tra questi, 11 erano adulti e solo 4 bambini, suggerendo che la crisi alimentare non colpisce solo i più giovani, ma anche le altre fasce della popolazione.

Fino a poco tempo fa, la situazione era ancora più critica: il totale di morti era fermo a 86, con solo sei adulti tra le vittime. Questo dramma ha addirittura portato a decessi per cercare cibo. Più di mille persone sono morte da maggio per far parte della lunga fila presso i centri di distribuzione di beni alimentari, affrontando il rischio di essere colpiti da spari o da esplosioni, ma anche di soccombere a causa della calca o per sfinimento.

Ora il personale dell’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, gestisce soltanto quattro centri di distribuzione, una cifra che non rispetta minimamente le esigenze della popolazione. I palestinesi sono costretti a spingersi per ottenere un pacco di cibo e quando finalmente ci riescono, è spesso troppo pesante per essere trasportato, causando inevitabilmente tensioni e conflitti. La legge sembra non esistere più a Gaza. Israele ha ridotto l’area in cui i palestinesi possono vivere a un quinto di quanto fosse prima del blocco, creando un drastico aumento della disperazione e della violenza.

La testimonianza di Mara Bernasconi, rientrata recentemente da Gaza, rivela un ulteriore aspetto del dramma umanitario: “Solo i più forti riescono a procurarsi un pacco, mentre donne e anziani sono esclusi dalla distribuzione”, ha affermato. Il lavoro di Bernasconi, attivista per l’ong Humanity & Inclusion, dimostra quanto sia difficile per i disabili accedere ai beni essenziali, tantomeno per coloro che un tempo avevano bisogno di assistenza. Tra loro c’è Iba, una tecnica delle protesi, che lotta ogni giorno per garantire che le sue due bambine possano avere qualcosa da mangiare.

Il drammatico racconto di Diego Regosa, presente nella zona umanitaria attaccata di Deir al Balah, evidenzia una popolazione in preda a una crisi totale: “Non riusciamo neppure a trovare acqua” a causa del blocco di Israele che impedisce anche l’ingresso del carburante. La situazione è disperata, e la popolazione è giunta a livelli di sofferenza che mai avremmo pensato di dover affrontare. Purtroppo, l’umanità sta assistendo a uno spettacolo dell’orrore che sembra non avere fine.

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