2 agosto: Manifestazione e controversie

03.08.2025 07:15
2 agosto: Manifestazione e controversie

Il Dolore e la Commozione: La Strage di Bologna tra Memoria e Politica

Il dolore e la commozione durante il corteo verso la stazione di Bologna e il triplice fischio del treno in piazza Medaglie d’Oro alle 10.25 si ripetono identici da anni. Ma nonostante i tribunali abbiano scritto la verità giudiziaria sulla strage di Bologna che ha causato 85 morti e oltre 200 feriti, non mancano – come sempre – scontri e distinguo politici. Una strage che, come ha dichiarato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per il 45esimo anniversario della bomba, “ha impresso sull’identità dell’Italia un segno indelebile di disumanità da parte di una spietata strategia eversiva neofascista che mirava a colpire i valori costituzionali, le conquiste sociali e, con essi, la nostra stessa convivenza civile”. Dopo 45 anni caratterizzati da depistaggi e ostacoli, ora vi sono prove concrete, come sottolineano dal palco sia Paolo Bolognesi, nell’ultimo atto da presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime, sia il sindaco Matteo Lepore: i responsabili materiali furono i terroristi neofascisti, mentre i mandanti furono Licio Gelli e i membri della loggia massonica P2, che orchestrano questa tragica vicenda. La verità, già sancita da sentenze definitive, tuttavia, non placa le polemiche e le contestazioni nel corso delle commemorazioni.

I fischi si levano contro la premier Giorgia Meloni, ma in particolare contro il presidente del Senato Ignazio La Russa. Fischi che si fanno sentire quando Bolognesi – il cui successore è il vice Paolo Lambertini – li menziona in alcuni passaggi del suo discorso. “Una cosa – afferma, facendo riferimento agli screzi che sono seguiti alla cerimonia dell’anno scorso – è il rispetto per le istituzioni, un’altra è l’accettazione di riscritture interessate della storia, che non possiamo tollerare”. Rivolgendosi direttamente al Primo Ministro, aggiunge: “Condannare la strage di Bologna senza riconoscerne e condannarne la matrice fascista è come condannare il frutto di una pianta velenosa, continuando ad annaffiarne le radici”.

Nonostante le parole della bolognese Anna Maria Bernini, ministra dell’Università, che nell’incontro in Comune con i familiari delle vittime parla di “una strage oscena, orrenda, che i magistrati hanno definito di eversione neofascista”, il 2 agosto non si placa la tensione. Bolognesi non risparmia critiche a Meloni e La Russa (“che partecipò al funerale del terrorista Nico Azzi”) e accusa anche il ministro Francesco Lollobrigida, che in alcune chat sul 2 agosto invitava “a tenere un basso profilo sulla bomba alla stazione”. Bolognesi guida allora la ricostruzione dei legami tra MSI e la destra eversiva, sottolineando come “tutti gli stragisti italiani passarono dal MSI”. Queste dichiarazioni pesanti si legano anche alle critiche rivolte al direttore generale dell’Archivio di Stato, Antonio Tarasco, per una direttiva che, secondo Bolognesi, limiterebbe l’accesso alle sentenze della strage.

Bernini si è impegnata a rimuovere eventuali ostacoli, mentre il sindaco di Bologna, Lepore – che ha annunciato la creazione del Parco della Memoria Democratica per commemorare tutte le stragi – avverte il governo: “Non osi insabbiare questa verità, ci batteremo per la piena pubblicazione degli atti del 2 agosto”.

In piazza erano presenti anche il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e vari parlamentari emiliani, tra cui Pier Ferdinando Casini (“questa data deve unire”), Andrea De Maria, Enza Rando ed Elly Schlein, segretaria del PD, che ha invitato “anche chi governa a leggersi le sentenze”, poiché quella che condanna Paolo Bellini “ha scritto sul marmo che c’è stata una matrice neofascista e credo che sia realmente grave che nemmeno oggi il governo sia riuscito a pronunciare queste parole”. In parallelo, il leader M5s Giuseppe Conte ha affermato: “È stata una strage neofascista, basta mezze verità”.

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