“Hanno tentato di salvarla”

05.08.2025 06:25
"Hanno tentato di salvarla"

La triste storia di Simona Cinà e gli eventi tragici che l’hanno accompagnata

La scomparsa di Simona Cinà, una giovane di vent’anni proveniente da Capaci, ha provocato un profondo dolore non solo tra i suoi familiari, ma anche in una comunità che tende a isolarsi nelle circostanze tragiche come questa. L’autopsia è prevista per giovedì presso l’Istituto di Medicina Legale del Policlinico di Palermo, mentre a partire da domani saranno avviate le prime indagini radiologiche sul corpo. Nel frattempo, la procura di Termini Imerese ha avviato un’inchiesta per omicidio colposo a carico di ignoti. Il corpo della giovane è stato scoperto sul fondo di una piscina in una villa ad Aspra, una frazione del comune di Bagheria, nella notte tra venerdì e sabato. Una festa per festeggiare il successo di due neolaureati si è trasformata in un evento tragico per i circa settanta partecipanti, di cui una ventina sono rimasti fino alle 4:10, orario in cui è stata fatta la chiamata al 118. L’ambulanza è arrivata alle 4:23, e i soccorritori hanno tentato delle manovre di rianimazione, già iniziate da uno dei ragazzi presenti, il quale ha probabilmente causato i graffi rinvenuti sul petto della giovane. Purtroppo, ogni tentativo è risultato vano e il decesso è stato dichiarato alle 5.

La famiglia di Simona ha convocato i giornalisti domenica 2 agosto nello studio dell’avvocato palermitano Gabriele Giambrone per esprimere le loro preoccupazioni e molti interrogativi, frutto dell’angoscia per la perdita. “Perché, quando siamo arrivati, non c’era traccia di alcolici, solo bottiglie d’acqua, mentre nei video sui social media tutti sembravano avere cocktail in mano? Nostra figlia è stata trovata in costume, con solo le scarpe. Che fine hanno fatto i suoi vestiti?”, si sono chiesti. Le accuse rivolte ai partecipanti consistevano nel presunto tentativo di eliminare tutte le prove all’interno della villa e nel non avvisare tempestivamente la famiglia. Tuttavia, tali affermazioni si sono rivelate infondate, probabilmente a causa di una comunicazione inadeguata dovuta allo shock.

Recentemente, la procura ha chiarito che “i vestiti di Simona Cinà non sono stati rinvenuti dai familiari (una minigonna verde e una canotta, ndr), in quanto sequestrati e attualmente sotto la custodia dell’autorità giudiziaria”. Si tratta di un chiarimento importante che aiuta a “rettificare alcune informazioni che erano circolate e diffuse dalla stampa”. Per quanto riguarda l’assenza di alcolici, la procura ha evidenziato che “sui bordi e nelle aree adiacenti alla piscina sono stati trovati oggetti che indicano che quella zona fosse stata teatro di una festa. Sono stati rinvenuti bicchieri e bottiglie di alcolici, come documentato ufficialmente”.

Sulle caratteristiche della piscina, considerata piccola e scarsamente illuminata, i magistrati forniscono una diversa interpretazione: il corpo di Simona Cinà si trovava “privo di vita sul fondo, in un angolo con scarsa illuminazione rispetto all’area in cui erano collocati bar, consolle musicali e servizi igienici”. È stato riportato che “almeno due ragazzi si sono tuffati immediatamente per recuperare il corpo” e hanno “effettuato manovre di rianimazione in attesa dei soccorritori”. Inoltre, tutti i testimoni interpellati hanno collaborato con le autorità. L’autopsia porterà alla luce le cause del decesso della giovane pallavolista. Per ulteriori aggiornamenti sul caso, riporta Attuale.

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