I media israeliani riportano che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha preso la decisione di avviare una nuova operazione militare contro la Striscia di Gaza, con l’intento di occupare completamente il territorio e annettendo alcune sue parti. Sebbene Netanyahu non abbia fatto un annuncio ufficiale, membri del suo staff hanno fornito informazioni a diversi giornali israeliani.
Questo piano necessità ancora dell’approvazione del gabinetto di guerra, composto da un gruppo ristretto di decisori politici e militari, e del sostegno degli Stati Uniti. Senza il supporto americano, il governo israeliano potrebbe trovarsi in difficoltà per intraprendere un’azione di tale portata. Alcuni analisti suggeriscono che sia una strategia di pressione su Hamas per spingerli a fare concessioni.
Secondo un’analisi del Times of Israel, Israele non dispone al momento delle truppe e dei mezzi necessari per una totale occupazione, e potrebbe necessitare di una mobilitazione straordinaria.
Attualmente, Israele occupa circa il 75% della Striscia di Gaza. Se procedesse con un’occupazione totale, ci sarebbero serie conseguenze per la popolazione civile palestinese, costretta a fuggire nei pochi luoghi sicuri rimasti. Questo scenario metterebbe in pericolo anche gli ostaggi israeliani, che rischierebbero di essere coinvolti nei bombardamenti o di subire violenze dai loro rapitori.
Un’eventuale nuova operazione militare sarebbe probabilmente vista negativamente dalla maggior parte della società israeliana. I vertici militari e dell’intelligence israeliani, da tempo, sostengono la necessità di un cessate il fuoco che conduca alla liberazione degli ostaggi e fermi le operazioni militari. Questa posizione è condivisa anche dal capo di stato maggiore Eyal Zamir, che, nonostante le sue tendenze a preferire approcci più severi, riconosce l’urgenza di un accordo.
In questo contesto, la fonte governativa che ha discusso con i media ha affermato: «Se il capo di stato maggiore Eyal Zamir non è d’accordo con il piano di occupazione, può dimettersi».
Le recenti indagini dimostrano che oltre il 70% degli israeliani è a favore di un accordo che porti alla fine della guerra e alla liberazione degli ostaggi. L’espansione delle operazioni militari a Gaza giungerebbe in un momento di massima frustrazione per la popolazione. La mancanza di un chiaro obiettivo e la crescente consapevolezza delle sofferenze inflitte alla popolazione palestinese stanno influenzando negativamente Netanyahu e il suo governo.
Come riportato dal New York Times, Netanyahu avrebbe potuto chiudere il conflitto lo scorso mese, sfruttando il successo delle sue iniziative in Medio Oriente. Avrebbe potuto trovare un accordo con Hamas, liberare gli ostaggi e presentarsi come il garante della sicurezza israeliana nella regione.
Tuttavia, invece di siglare un accordo, a luglio Israele ha ritirato le sue proposte. Recentemente, Israele e Stati Uniti hanno dichiarato che non intendono più negoziare cessate il fuoco temporanei, puntando invece a una soluzione definitiva: richiedendo la liberazione di tutti gli ostaggi e la resa di Hamas, condizioni decisamente complesse da accettare, riporta Attuale.