Trump avverte l’Iran: “Iniziamo dalla centrale elettrica più grande”
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rilasciato un ultimatum che potrebbe portare a un attacco alle centrali elettriche iraniane, nel tentativo di sbloccare lo Stretto di Hormuz, attualmente minacciato dall’Iran. «Cominceremo dalla più grande», ha dichiarato Trump sui social media. La situazione si è intensificata con la minaccia dei Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione, di reagire con una rappresaglia se le forze americane dovessero procedere con i bombardamenti, riporta Attuale.
I recenti sviluppi hanno visto Trump sostenere che l’Iran «è morto», riflettendo su una strategia complessa di “aumentare la tensione per ridurre la tensione”, come descritto dall’analista Scott Bessent. Questa strategia comporta un rischio significativo di escalation, con il segretario al Tesoro degli Stati Uniti che ha paragonato le manovre politiche a una forma d’arte marziale, sostenendo che il petrolio iraniano potrebbe essere usato contro il regime stesso.
Ieri, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha visitato Arad, colpita da un missile non intercettato che ha causato circa 180 feriti. Davanti ai sostenitori del suo partito Likud, Netanyahu ha esortato la comunità internazionale a intervenire nel conflitto, bollando l’Iran come un nemico della civiltà. Contemporaneamente, ha criticato la NATO, definendola «una vergogna» per la sua risposta alla crisi.
Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià dell’Iran, ha fatto un appello a Trump e Netanyahu affinchè risparmiassero le infrastrutture civili iraniane, sottolineando che esse appartengono al popolo e a un futuro libero. La richiesta di Pahlavi, che si oppone a bombardamenti indiscriminati, riflette le preoccupazioni per il benessere del popolo iraniano durante il conflitto.
Le recenti dichiarazioni dei Pasdaran evidenziano il loro intento di colpire le fonti energetiche dei Paesi del Golfo, il che potrebbe condurre a un conflitto regionale ancora più esteso. Il regime iraniano ha posto sei condizioni per porre fine alle ostilità, tra cui la chiusura delle basi americane in Medio Oriente e garanzie di non essere attaccato di nuovo. Tali richieste risultano inaccettabili per gli Stati Uniti e Israele, alimentando un clima di incertezza e potenziale escalazione.
Il panorama del conflitto è aggravato dalle continue aggressioni iraniane, con missili lanciati verso le città israeliane e risposte militari che si intensificano. Il governo israeliano sta applicando una strategia simile a quella usata a Gaza, mirando a distruggere infrastrutture nei villaggi del Libano meridionale, complicando ulteriormente la situazione per i civili. Mentre le sirene di allerta suonano a Tel Aviv e altre città, la popolazione viene sottoposta a un pesante stress psicologico e alla paura costante di attacchi.