Le autorità romene stanno indagando su un possibile atto deliberato di contaminazione di greggio azero, sospettando il coinvolgimento della Russia in una manovra di guerra ibrida. Il petrolio, trasportato attraverso l’oleodotto Baku–Tbilisi–Ceyhan e diretto verso il porto romeno di Costanza, conteneva livelli pericolosamente alti di cloro organico, sostanza in grado di causare gravi danni agli impianti di raffinazione.
Stato di emergenza e impatto sulla sicurezza energetica
Il 4 agosto il Ministero dell’Energia romeno ha dichiarato lo stato di emergenza nelle forniture di greggio, attingendo alle riserve strategiche nazionali per garantire la continuità delle operazioni. La contaminazione ha obbligato a cancellare spedizioni verso Costanza, causando un temporaneo deficit di materia prima alla raffineria Petrobrazi. Secondo fonti locali, l’introduzione di cloro nel tubo potrebbe essere stata effettuata con mezzi logistici limitati, ma con il potenziale di bloccare intere infrastrutture energetiche.
Effetti in altri paesi europei
Dalla stessa partita contaminata hanno ricevuto forniture anche impianti in Italia e Repubblica Ceca. La compagnia italiana ENI ha confermato che una delle sue raffinerie ha ricevuto petrolio con un elevato contenuto di cloro, mentre la ceca Orlen Unipetrol ha sospeso le lavorazioni per evitare possibili danni. L’incidente evidenzia la vulnerabilità dei corridoi energetici dell’UE a operazioni tecniche ostili.
Reazioni internazionali e rischi strategici
Bucarest ha richiesto un’indagine internazionale, sottolineando la necessità di proteggere le infrastrutture critiche. A Bruxelles si riconosce che l’episodio rivela lacune nei sistemi di controllo qualità e nella sicurezza delle forniture energetiche, spingendo verso una maggiore coordinazione tra stati membri. Kiev considera l’accaduto parte di una strategia russa volta a minare la fiducia nei fornitori alternativi di petrolio e a destabilizzare l’unità europea.