Ponte sullo stretto, l’ideologo della ‘restanza’ critica: “Non unirà il Sud”

12.08.2025 07:15
Ponte sullo stretto, l’ideologo della 'restanza' critica: "Non unirà il Sud"

Bologna, 12 agosto 2025 – Il concetto di ‘restanza’

Il noto antropologo, saggista e professore emerito, Vito Teti, ha creato un termine che è diventato simbolo della lotta contro lo spopolamento delle regioni svantaggiate: la ‘restanza’. Questo concetto definisce coloro che, invece di abbandonare le loro terre, scelgono di rimanere, ma non con un atteggiamento di rassegnazione. Teti, in effetti, incarna questo fenomeno essendo un esempio di ‘restato’: pur viaggiando in tutto il mondo, continua a vivere nel suo comune natale di San Nicola da Crissa, un piccolo centro nella provincia di Vibo Valentia dove è nato 74 anni fa, riporta Attuale.

Il dibattito sul Ponte sullo Stretto

Quando gli è stato chiesto se fosse felice per la costruzione del Ponte sullo Stretto, il professore ha risposto con un sorriso: «Comprendo le motivazioni di chi sostiene la necessità di questo ponte, e non penso che siano solo ideologiche. Non sono di certo contrario, ma invito a riflettere sul significato dei luoghi e delle persone che questa infrastruttura intende unire».

La questione dell’isolamento delle popolazioni meridionali, in particolare calabresi e siciliani, è complessa e attribuibile a scelte fatte negli ultimi settant’anni. «Ogni nuovo progetto infrastrutturale ha invece contribuito a innalzare barriere, complicando ulteriormente le comunicazioni interne», ha sottolineato Teti.

Unione o divisione?

Teti non è contrario, ma evidenzia che le opere infrastrutturali passate, come la Salerno-Reggio Calabria, non hanno mai ripristinato un’effettiva connessione culturale e umana tra le aree. «Anzi, senza i necessari collegamenti laterali, queste arterie hanno finito con l’isolarci all’interno delle nostre stesse comunità», ha osservato.

Il Ponte sullo Stretto, secondo il professore, non servirà a colmare le distanze fra Calabria e Sicilia, né a creare un legame tra il sud e il sud, né tra l’entroterra e la costa. Teti ritiene che l’opera rischi di ripetere errori già commessi in passato, piuttosto che promuovere una vera integrazione.

Il futuro delle infrastrutture

La questione più grande rimane: cosa può realmente unire il sud? Teti esprime preoccupazione per un futuro in cui i giovani del sud conoscono più l’estero che le comunità vicine. Propone di costruire di nuovo un reticolo culturale e antropologico locale, affermando che la vera medicina per il Sud è fatta di ospedali, scuole, strade e centri di ritrovo.

Concludendo il suo discorso, Teti ha affermato che anche se il ponte sembra attirare attenzione internazionale, la vera grande opera rimane l’Italia stessa. L’unicità dello Stretto è una grande opera in sé e l’impatto della costruzione di un’infrastruttura così ingombrante potrebbe trasformare l’identità mediterranea, che ha sempre visto un dialogo tra culture e storie di partenze e ritorni.

Questo dibattito invita a riflettere non solo sull’utilità delle grandi opere, ma anche sull’effetto che queste possono avere sull’antropologia e sulle dinamiche sociali delle regioni coinvolte.

1 Comment

  1. Mah, la verità è che le grandi opere sono spesso più un sogno che una realtà… Teti ha ragione! Costruire un ponte non basta, serve un cambiamento più profondo. E poi, chi ha davvero bisogno di un ponte quando mancano le scuole e i servizi di base? La ‘restanza’ è l’idea giusta per valorizzare le nostre terre!!!

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