Iniziativa del governo indiano per la riduzione dei grassi: polemiche e reazioni
Nelle ultime settimane in India, un’iniziativa promossa dal governo ha suscitato ampio dibattito riguardo alla riduzione del consumo di grassi. Il ministero della Salute ha esortato le istituzioni pubbliche, le aziende e le scuole a esporre poster informativi sulle quantità di grassi presenti in vari alimenti, inclusi snack molto popolari come i samosa e i jalebi, creando una frattura tra tradizione culinaria e salute pubblica, riporta Attuale.
Molti osservatori hanno percepito questa mossa come un attacco non solo alla cultura gastronomica indiana, ma anche ai cibi di strada amati e accessibili per la popolazione. Negli ultimi anni, l’obesità è aumentata considerevolmente in India. Secondo uno studio, tra il 2015 e il 2021, la percentuale di uomini obesi è passata dal 37,7% al 44%, mentre nelle donne è salita dal 36,1% al 41,2%. Conseguenza di questa situazione sono anche le crescenti malattie legate a un’alimentazione poco salutare, come quelle cardiovascolari e il diabete di tipo due.
In concomitanza con questo problema, l’India affronta anche una grave crisi di malnutrizione, poiché circa il 20% degli uomini e il 23% delle donne è sottopeso. Questo fenomeno, tipico di paesi con elevati tassi di povertà, evidenzia la difficoltà di accesso a cibi nutrizionali, facendo sì che il cibo economico spesso sia il meno salutare.
Il governo del primo ministro Narendra Modi ha avviato diverse campagne negli ultimi anni per combattere l’eccessivo consumo di cibi ricchi di sale, zuccheri e grassi, nonché per promuovere uno stile di vita attivo. Durante un episodio del suo programma radiofonico, Mann Ki Baat, tenutosi a febbraio, Modi ha invitato i cittadini a ridurre il consumo di oli e grassi del 10%, coinvolgendo personalità pubbliche in questa campagna.
Questa recente iniziativa ha sollevato una serie di controversie, poiché il governo è accusato di colpire le tradizioni alimentari più amate del paese, trascurando invece i prodotti confezionati importati che contribuiscono al problema dell’obesità. La nutrizionista indiana Rujuta Diwekar, con oltre 1,8 milioni di follower su Instagram, ha commentato: «Cosa hanno fatto i samosa per meritarsi questo? Se vogliamo essere seri sugli avvertimenti per la salute, allora le bevande, le patatine e i prodotti da forno dovrebbero essere i primi a riceverli». Anche il senatore Milind Deora ha esortato il governo a rivedere le sue priorità, sottolineando come la “spazzatura occidentale” circoli liberamente mentre si puntano i riflettori su alimenti locali.
Le critiche si concentrano sul fatto che i samosa e altri cibi da strada spesso contengono pochi ingredienti naturali senza additivi, a differenza degli alimenti industriali. Tuttavia, i nutrizionisti avvertono che l’olio usato per friggere può essere poco salutare, specie se riutilizzato spesso. Altri critici avvertono che l’iniziativa potrebbe danneggiare i venditori di strada, una categoria professionale già in difficoltà. Il giornalista Vir Sanghvi ha descritto l’iniziativa come “una vera cazzata” che colpisce «persone povere che si guadagnano da vivere vendendo pakora e vada pav».
Il governo, nonostante le polemiche, ha difeso la sua scelta, chiarendo che la segnalazione dei livelli di grasso riguarderà non solo i prodotti tipici indiani ma anche alimenti occidentali come patatine fritte e hamburger. La finalità dell’iniziativa è quella di creare consapevolezza riguardo al contenuto nutrizionale dei cibi che consumiamo.