La resa del Giappone segna la fine della Seconda guerra mondiale
Il 15 agosto 1945, l’imperatore giapponese Hirohito annunciava pubblicamente la resa incondizionata del Giappone agli Alleati, avviando di fatto la conclusione della Seconda guerra mondiale, riporta Attuale.
La guerra in Europa si era chiusa precedentemente, nel maggio dello stesso anno, con la capitolazione della Germania nazista. Nonostante le forze giapponesi fossero state militarmente sconfitte da tempo, il paese si era ostinato a rimanere in conflitto. Questo atteggiamento è cambiato a seguito di un rigoroso embargo economico e delle devastanti offensive statunitensi, culminate con i bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki, rispettivamente il 6 e il 9 agosto. Nel contemporaneo, l’Unione Sovietica aveva invaso le colonie giapponesi, arrestandosi al confine attuale tra Corea del Sud e del Nord.
Il discorso dell’imperatore Hirohito, il primo rivolto direttamente al popolo, ha utilizzato un linguaggio classico e arcaico, rendendo difficile la comprensione dell’annuncio da parte della popolazione. Secondo fonti, l’imperatore non menzionò mai explicitamente “resa” o “sconfitta”, ma affermò che “la guerra non si è evoluta necessariamente a favore del Giappone” e parlò della necessità di “sopportare l’insopportabile”.
Il 14 agosto, Hirohito registrò il suo messaggio nel quartier generale della radio NHK, utilizzando lo stesso microfono impiegato per l’annuncio dell’attacco a Pearl Harbor nel 1941. Tuttavia, la qualità del suono fu compromessa dalla sua voce bassa, e fu necessario ripetere la registrazione a causa di errori nella prima versione.
Durante le fasi preparatorie del discorso, alcuni ufficiali militari giapponesi tentavano di fermare la trasmissione, sperando di evitare la resa. Questo golpe, guidato dal tenente Kenji Hatanaka, fallì rapidamente, dato che il numero dei rivoltosi era esiguo e mancavano supporti tra le alte gerarchie militari.
Le idee di Hatanaka, infuse dall’ideologia militarista del Giappone, suggerivano che la resa sarebbe stata un’umiliazione inaccettabile, con conseguenti chiamate a suicidi di massa. Tuttavia, il discorso di Hirohito, che ordinava la deporre le armi, contribuì a prevenire tali eventi, anche se alcuni ufficiali scelsero comunque di togliersi la vita nei giorni successivi.
Negli Stati Uniti, la notizia della resa fu appresa dal presidente Harry S. Truman il 14 agosto, festeggiando un importante traguardo nel conflitto. I media locali titolarono: “Il Giappone si arrende, fine della guerra”. La resa formale avvenne poi il 2 settembre a bordo della corazzata USS Missouri nella baia di Tokyo.
La notizia della resa giunse con notevole ritardo ai soldati giapponesi dislocati nelle isole lontane dal Giappone. Molti, come quelli nelle Filippine, si arresero solo nel 1946 e diversi continuarono a combattere fino agli anni Settanta, come dimostra il caso di Hiroo Onoda, l’ultimo soldato giapponese a deporre le armi nel 1974.
Incredibile come la guerra possa finire con un discorso che sembra più un poema antico che un annuncio storico. A volte mi chiedo se la gente all’epoca avesse davvero capito cosa stava succedendo… e chissà, magari i giapponesi sognavano ancora un futuro lontano dalla guerra.