Attesa per le famiglie degli ostaggi del 7 ottobre: denunciano abbandono e mancanza di risposte

23.08.2025 09:55
Attesa per le famiglie degli ostaggi del 7 ottobre: denunciano abbandono e mancanza di risposte

Le famiglie degli ostaggi in protesta continua contro il governo israeliano

Il movimento per la liberazione degli ostaggi continua a crescere in Israele, con manifestazioni che vedono coinvolti i familiari di coloro che sono stati catturati da Hamas durante l’attacco al kibbutz e il festival musicale Nova. Oggi si sta tenendo uno sciopero della fame di fronte alla residenza del primo ministro Bibi Netanyahu, in segno di solidarietà con i prigionieri. Domani è prevista una grande marcia per chiedere il rilascio degli ultimi cinquanta ostaggi ancora in vita nei tunnel di Gaza, riporta Attuale.

Durante l’attacco, sono stati rapiti 251 individui, tra cui residenti dei kibbutz, partecipanti al festival e lavoratori stranieri. Finora, 148 sono riusciti a tornare a casa grazie ai negoziati, principalmente nel corso delle tregue del novembre 2023 e di inizio 2025. Purtroppo, sette sono stati recuperati dall’esercito e molti altri sono tornati in bare. Attualmente, si stima che solo venti ostaggi siano ancora vivi nelle mani di Hamas.

Tra le famiglie, cresce il dubbio sul futuro degli ostaggi. Matan Sobol, cugino di due ostaggi, ha dichiarato: «È giunto il momento che i leader accettino la proposta di Hamas. Se questo è l’inizio di un accordo più ampio, sarà fantastico.» Tuttavia, esprimono preoccupazione per la mancanza di risposte da parte del governo israeliano riguardo alla proposta di scambio di ostaggi lanciata da Hamas, che prevede il rilascio di dieci vivi e diciotto morti in cambio di una tregua di due mesi.

Netanyahu, in un passo controverso, ha continuato a mantenere il forte impegno militare contro Hamas, mentre cerca parallelamente di raggiungere un accordo per la liberazione degli ostaggi. Il primo ministro ha affermato: «Siamo alla fase decisiva. Ho ordinato ai negoziatori di lavorare per il rilascio di tutti i nostri ostaggi; queste due cose devono andare di pari passo.» Tuttavia, gli analisti militari avvertono che un’espansione del conflitto potrebbe essere un grosso azzardo.

Con il supporto americano di Donald Trump, che chiede la completa distruzione di Hamas, le possibilità di un’escalation rimangono alte. Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha minacciato conseguenze gravi se gli ostaggi non saranno liberati tutti simultaneamente, creando un clima di tensione e aspettativa tra le famiglie degli ostaggi e l’opinione pubblica.

Tuttavia, i familiari degli ostaggi lamentano la scarsa comunicazione da parte del governo israeliano, rimanendo in attesa di notizie sui loro cari. Gli ostaggi più anziani e più giovani, tra cui Arie Zalmanowicz di 85 anni e i due ragazzi di 19 anni, risultano morti, alimentando il sentimento di disperazione tra i loro familiari.

1 Comments

  1. Che situazione terribile, non riesco a credere che tutto questo stia succedendo. I familiari degli ostaggi meritano risposte e trasparenza dal governo. In Italia, spesso ci lamentiamo della politica, ma qui la vita delle persone è in gioco… È inquietante pensare a quanta sofferenza ci sia dietro questa crisi.

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