Un gruppo di ultraottantenni giapponesi sta sfidando i poteri mondiali, inclusi gli Stati con arsenali nucleari e quelli che cercano di svilupparne di nuovi. Questi «anziani» pacifisti, sopravvissuti alle bombe atomiche del Giappone nel 1945, sono stati definiti dal premio Nobel per la Letteratura Kenzaburo Oe come «coloro che mai desistono». La testimonianza del dottor Masao Tomonaga riflette questa determinazione inestinguibile, riporta Attuale.
Quel mattino a Nagasaki
Masao Tomonaga aveva solo due anni quando, il 9 agosto 1945, gli Stati Uniti sganciarono la seconda bomba atomica su Nagasaki. Alle 11:02, la bomba Fat Man esplose, tre giorni dopo il bombardamento di Hiroshima, che causò circa 200.000 morti. La casa della famiglia Tomonaga era a due chilometri e mezzo dall’epicentro; un lato del tetto crollò, ma la madre riuscì a salvare il bambino portandolo in stazione per prendere il primo treno prima che il fuoco distruggesse tutto.
Da Oslo a Rimini
«Fin da piccolo ho ascoltato le storie di mia madre sul trauma del bombardamento. Ho studiato medicina e mi sono specializzato in ematologia perché, durante la mia formazione, emerse un aumento dei casi di leucemia tra i sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki. Temendo di ammalarmi anch’io, ho scelto questa carriera», racconta il professor Tomonaga. Oggi, a 82 anni, è uno dei più rinomati esperti di leucemia e sta portando la sua testimonianza in Italia al Meeting di Rimini, un evento per l’amicizia tra i popoli. Anche in occasioni recenti, ha condiviso la sua esperienza davanti a migliaia di studenti negli Stati Uniti e ha ricevuto il Nobel per la Pace a Oslo.
Questione di cellule
«Per sessant’anni ho studiato ematologia e l’impatto delle radiazioni sulla salute umana», afferma Tomonaga. Le sue osservazioni sui danni causati dalla radioattività sono impressionanti: essa può alterare il DNA, provocando mutazioni maligne nelle cellule staminali ematopoietiche, le precursori dei globuli rossi, bianchi e piastrine, portando a leucemie. «Questi danni rimangono nel DNA dei sopravvissuti e, anni dopo, possono scatenare tumori. Abbiamo evidenze scientifiche di questi danni permanenti a livello cromosomico».
Una donna malata e la sua ombra
Tomonaga, ex direttore del Nagasaki Atomic Bomb Hospital, oggi continua a lavorare in una casa di riposo per hibakusha, che sono circa 99.000 con un’età media di oltre 86 anni. Racconta di una signora di 76 anni, abitante vicino all’epicentro della bomba, che dopo essere sopravvissuta come attivista contro le armi nucleari, ha ricevuto la diagnosi di leucemia. «Mi disse: “Ho sempre vissuto con questa ombra, la sensazione che la bomba avesse lasciato qualcosa di indelebile. Ora il mostro si è risvegliato.”».
Intelligenza Artificiale e arsenali nucleari
L’esperto è consapevole che il mondo, da alcuni anni, ha ricominciato a «giocare» con la minaccia delle armi nucleari, specialmente dopo l’invasione russa dell’Ucraina. «Stiamo entrando in una nuova fase dell’era atomica», avverte, aggiungendo che le applicazioni di Intelligenza Artificiale nel controllo degli arsenali atomici costituiscono un nuovo rischio. «La comunità internazionale deve formulare nuove convenzioni per integrare i trattati esistenti, affinché l’IA non diventi ulteriore minaccia in questo settore».
Atomiche da un chilogrammo
Com’è possibile mobilitare un movimento globale in un contesto così polarizzato? Solo la metà dei Paesi ha ratificato il Trattato ONU sul disarmo nucleare. Ma un gruppo di ultraottantenni giapponesi continua a spingere per questa missione. Tra di loro c’è Tomonaga, sopravvissuto all’orrore di Fat Man, che avverte: «Oggi si studiano armi nucleari portatili; anche se pesassero solo un chilo, l’effetto sulle cellule umane rimarrebbe lo stesso di allora».
Incredibile vedere come questi ultraottantenni giapponesi continuino a lottare per la pace, nonostante tutto quello che hanno vissuto. La loro resilienza è un esempio per tutti noi. Speriamo che il mondo ascolti il loro messaggio e che le nuove generazioni imparino dalla storia, prima che sia troppo tardi…