Jamal Badah, fotografo sopravvissuto all’attacco dell’ospedale Nasser a Gaza, racconta la tragedia

27.08.2025 07:15
Jamal Badah, fotografo sopravvissuto all'attacco dell'ospedale Nasser a Gaza, racconta la tragedia

Attacco mortale al Nasser Hospital: sopravvive fotografo di Palestine Today

Il fotografo Jamal Badah, che lavora per Palestine Today, è uno dei tre reporter che sono sopravvissuti all’attacco dell’esercito israeliano al Nasser Hospital di Khan Younis, avvenuto lunedì e costato la vita a oltre venti persone, tra cui cinque giornalisti. Badah, che inizialmente era stato dato per morto, racconta le drammatiche scene di quel giorno, confermando: «Non posso chiudere gli occhi, rivedo tutto. Avevo pezzi del loro corpo sul mio. Tornerò a lavorare, non ci fermeremo», riporta Attuale.

Durante l’attacco, che si è verificato intorno alle dieci e un quarto di mattina, Badah e i suoi colleghi si trovavano nell’ospedale, parte integrante della loro base operativa. Dopo un primo bombardamento, si sono precipitati a documentare la situazione. Mentre tentavano di filmare l’incredibile tragedia, hanno perso un amico e collega, Hossam Al-Masri, noto reporter di Reuters. Badah ricorda la confusione e il terrore: «Quando hanno messo Al-Masri nel sacco nero, abbiamo acceso i nostri cellulari e continuato a filmare. È arrivato il secondo attacco, diretto contro di noi». Il fotografo è stato poi estratto dalle macerie da soccorritori, che l’hanno salvato nella confusione del momento.

Rievocando quell’orrendo attacco, Badah afferma: «È stato come se il mondo si fosse oscurato. Quando mi sono ripreso, ho visto che tutti intorno a me erano morti, alcuni pezzi dei loro corpi erano sul mio. Sono rimasto bloccato per dieci minuti, finché non mi hanno visto e mi hanno strappato a quella situazion». La perdita del suo collega ha lasciato una ferita profonda: «Era un amico, ci voleva bene. Oggi non riesco a trovare pace». Badah sostiene che, nonostante il dolore e il trauma, la sua determinazione di continuare a raccontare la verità rimane intatta.

Le affermazioni dell’esercito israeliano, secondo cui i civili non sono nel mirino, vengono contestate da Badah: «Noi giornalisti siamo civili. I miei colleghi morti erano civili. Non abbiamo armi e non apparteniamo a nessun gruppo armato. Siamo solo cronisti». La testimonianza evidenzia come i giornalisti siano stati messi in pericolo dalle azioni che, secondo lui, mirano a oscurare la verità sugli eventi a Gaza. «Non ci fermeremo. Speriamo che la giustizia arrivi», conclude il fotografo, pronto a tornare nel campo, armato solo della sua macchina fotografica e della sua voce, nonostante le minacce e la violenza che lo circondano.

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