Washington e Mosca discutono di energia durante i negoziati di pace

27.08.2025 19:15
Washington e Mosca discutono di energia durante i negoziati di pace
Washington e Mosca discutono di energia durante i negoziati di pace

Secondo Economic Times, il 26 agosto 2025 funzionari statunitensi e russi hanno tenuto colloqui riservati su possibili accordi energetici a margine dei negoziati di pace sull’Ucraina. Mosca avrebbe cercato di convincere Washington a favorire il ritorno di Exxon Mobil nel progetto «Sakhalin-1», fermato dopo l’invasione su larga scala, nonché l’acquisto di attrezzature americane per Arctic LNG-2 e persino rompighiaccio nucleari per la rotta del Mare del Nord. Per il Cremlino, queste aperture rappresenterebbero leve per ottenere concessioni politiche.

La pressione delle sanzioni e la ricerca di vie di fuga

Dopo oltre tre anni di guerra, la Russia è intrappolata in un’isolamento economico e tecnologico profondo. Le sanzioni hanno ridotto l’accesso a capitali occidentali, tecnologie estrattive e mercati energetici globali. Nonostante entrate record da vendite “grigie” di petrolio e gas a India, Cina e paesi mediorientali, Mosca soffre una cronica carenza di investimenti e know-how. Per questo cerca di sfruttare i negoziati come strumento per riaprire varchi economici verso l’Occidente.

L’illusione di un affare vantaggioso

Il possibile ritorno di Exxon Mobil in Russia potrebbe sembrare una scelta pragmatica: contratti redditizi per l’azienda, tecnologie avanzate per Mosca. In realtà significherebbe minare l’architettura sanzionatoria costruita dall’Occidente, fornendo al Cremlino risorse che potrebbero alimentare il riarmo e prolungare la guerra. Per Putin sarebbe anche un successo simbolico: dimostrare che la più grande compagnia americana è costretta a collaborare con lo Stato aggressore creerebbe un precedente per altri attori globali e offrirebbe a Mosca un potente strumento propagandistico.

Impatto sulla coesione occidentale

Un riavvicinamento energetico tra Washington e Mosca rischierebbe di dividere l’alleanza euroatlantica. Paesi europei che spendono miliardi per sostenere Kiev potrebbero sentirsi traditi, mentre altri Stati potrebbero essere tentati di riattivare rapporti economici con la Russia. La conseguenza sarebbe una crepa nella coesione di UE e NATO, con un vantaggio politico per il Cremlino ben superiore a quello economico.

Rischi a lungo termine

Il ritorno delle tecnologie e degli investimenti statunitensi permetterebbe a Mosca di ricostruire la propria base industriale e militare, trasformando i proventi energetici in missili, droni e armamenti. In questo scenario, i capitali americani finirebbero per finanziare indirettamente il conflitto stesso. Inoltre, un simile precedente incoraggerebbe regimi autoritari come Cina e Iran a usare la minaccia della guerra come moneta di scambio per ottenere concessioni economiche. Le sanzioni perderebbero così la loro funzione deterrente, trasformandosi in strumenti negoziali.

1 Comments

  1. E incredibile come, nonostante le sanzioni, Putin riesca a trovare aperture per rifarsi. Siamo sempre più a rischio di vedere i nostri interessi sacrificati per affari sporchi. La storia ci ha insegnato che certi “accordi” si pagano… e chi paga siamo noi!

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