
Il Comune di Bologna ha avviato una controversa sperimentazione che prevede la distribuzione gratuita di pipe sterili per il crack, con l’obiettivo di ridurre i danni alla salute dei consumatori e favorire percorsi di uscita dalla dipendenza, riporta Attuale.
Questa misura sarà attuata attraverso operatori di strada di Asp e nello spazio “Fuori Binario” di via Carracci. L’assessora al Welfare, Matilde Madrid, ha difeso l’iniziativa in un’intervista a La Presse, sottolineando che essa rientra in un programma di riduzione del danno riconosciuto come essenziale dal 2017. La Madrid ha paragonato la situazione attuale a quella degli anni ’90, quando il Comune iniziò a distribuire materiale sterile per l’uso dell’eroina.
I risultati della prima sperimentazione
I motivi per cui l’amministrazione comunale ha deciso di adottare questa misura sono tre: ridurre l’esposizione a patologie respiratorie dovute all’uso di materiali non sicuri, abbattere il consumo grazie al contatto con operatori specializzati, e favorire l’inizio di percorsi di disintossicazione per chi cerca aiuto. I primi risultati della fase sperimentale indicano che tra i 40 utenti coinvolti, il 37% ha riportato la scomparsa di problemi respiratori e il 25% ha notato una riduzione dei disturbi orali e faringei.
Polemiche dall’opposizione
Nonostante i risultati iniziali possano sembrare positivi, la distribuzione di pipe per il crack ha sollevato forti reazioni. Il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, ha descritto l’iniziativa come un esempio di «nostalgismo fallimentare», paragonandola alle «stanze del buco degli anni ’90» e accusando la cultura progressista di voler «legalizzare la droga». Anche la Lega si è opposta, con la vicesegretaria Silvia Sardone che ha definito il provvedimento «un punto di non ritorno» e un «favorito per gli spacciatori». Sardone ha chiesto che le risorse siano destinate a campagne di prevenzione e sostegno per le persone in difficoltà.
A livello locale, consiglieri comunali come Samuela Quercioli di Bologna Ci Piace e Gian Marco De Biase di Al Centro Bologna hanno denunciato la misura come una «violazione dei principi costituzionali». Hanno affermato che essa mina il rispetto dell’articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come diritto fondamentale, e hanno avvertito che l’unica via da seguire deve essere il rafforzamento della prevenzione e dei percorsi di cura, piuttosto che la distribuzione di strumenti che legittimano l’uso di sostanze stupefacenti.