Dodik cerca l’appoggio di Putin per l’indipendenza della Republika Srpska

01.09.2025 16:30
Dodik cerca l’appoggio di Putin per l’indipendenza della Republika Srpska
Dodik cerca l’appoggio di Putin per l’indipendenza della Republika Srpska

Il leader serbo-bosniaco Milorad Dodik, rimosso dalla carica di presidente della Republika Srpska, ha dichiarato il 31 agosto di voler convincere Vladimir Putin a sostenere i suoi piani di secessione e proclamazione di indipendenza. In un’intervista ha spiegato che, nonostante il Cremlino abbia finora ribadito la validità degli accordi di Dayton e l’integrità territoriale della Bosnia ed Erzegovina, “molte cose sono cambiate” e intende chiedere a Mosca un nuovo sostegno. L’incontro tra Dodik e Putin è previsto per ottobre.

Condanna e sfida alla giustizia bosniaca

Il conflitto tra Dodik e le istituzioni centrali di Sarajevo si è intensificato nell’agosto 2025, quando la Corte costituzionale lo ha condannato a un anno di carcere e gli ha vietato di ricoprire incarichi pubblici per sei anni. La Commissione elettorale centrale lo ha conseguentemente rimosso dalla presidenza della Republika Srpska e ha indetto nuove elezioni. Dodik, però, non ha riconosciuto la decisione e continua a esercitare le sue funzioni. Ha inoltre annunciato un referendum il 25 ottobre, nel quale i cittadini dovranno esprimersi sul verdetto della Corte costituzionale e sull’autorità dell’Alto rappresentante internazionale. È atteso che la maggioranza dei serbo-bosniaci lo sostenga, ma Sarajevo non riconoscerà il risultato.

Escalation della crisi costituzionale

Parallelamente, Dodik ha promesso un ulteriore referendum sull’uscita della Republika Srpska dalla Bosnia ed Erzegovina. Secondo analisti, questo percorso mette a rischio la tenuta degli accordi di Dayton, aumenta le tensioni etniche e potrebbe far precipitare nuovamente i Balcani in una fase di instabilità o conflitto. Washington ha espresso preoccupazione: già a marzo il segretario di Stato Marko Rubio aveva accusato Dodik di minare le istituzioni della Bosnia e di rappresentare una minaccia alla sicurezza nazionale, confermando il mantenimento delle sanzioni statunitensi. Anche il presidente Donald Trump ha ribadito la sacralità degli accordi di Dayton, limitando lo spazio di manovra internazionale per Dodik.

Russia e alleanze regionali

Per il Cremlino, la destabilizzazione nei Balcani costituisce un utile strumento di pressione sul fronte occidentale, distraendo NATO ed Unione europea dalla guerra in Ucraina. Putin potrebbe sfruttare il legame con Dodik come leva negoziale con l’Occidente, in cambio di promesse di stabilizzazione. Sul piano regionale, Dodik gode di un solido sostegno dal primo ministro ungherese Viktor Orbán, che ad agosto ha definito la condanna contro il leader serbo-bosniaco come una mossa dei “controllori designati dall’UE” volta a punirlo per la sua opposizione all’agenda globalista. Budapest non fornisce solo appoggio politico, ma anche assistenza finanziaria.

Contraddizioni europee

La Republika Srpska, pur in costante attrito con le istituzioni centrali e con Bruxelles, beneficia ampiamente di fondi europei. L’Unione europea e la Banca europea per gli investimenti hanno investito miliardi in Bosnia ed Erzegovina, incluso un prestito da 50 milioni di euro destinato a progetti idrici nella stessa Republika Srpska. L’uso di tali risorse da parte di Dodik, unito alla sua strategia di sfida all’UE, evidenzia la contraddizione di un leader che sfrutta i fondi comunitari mentre ne mina la stabilità politica e la sicurezza regionale.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere