La Marina israeliana si prepara a fermare la Flottilla di Global Sumud
DALLA NOSTRA INVIATA
GERUSALEMME – Nadav Kaminer, tenente colonnello riservista della Marina israeliana con 25 anni di servizio, ha parlato delle operazioni in atto per fermare la Flottilla di Global Sumud. Kaminer, ora in un kibbutz israeliano al confine con il Libano, sottolinea che l’operazione presenta sfide uniche e provocatorie. «Questa azione è provocatoria e le navi non possono semplicemente passare, non possiamo fare affidamento sul buonsenso dei comandanti», riporta Attuale.
Come la Marina intende procedere? «Stare in mare comporta dei rischi e ci sono protocolli da seguire. Tuttavia, per fermare le navi, l’elettronica potrebbe essere utilizzata per disattivare la strumentazione di bordo a tutte le imbarcazioni contemporaneamente, senza ricorrere alla forza fisica», afferma Kaminer.
Quando gli è stato chiesto quanti uomini saranno mobilitati per l’operazione, Kaminer ha risposto: «Siccome non intendiamo usare armi letali, occorrono più uomini per gestire la situazione». Tuttavia, non ha specificato il numero esatto di partecipanti.
In merito alla definizione della missione da parte degli attivisti come «umanitaria e simbolica», Kaminer ha ribadito che un’operazione davvero umanitaria avrebbe accettato di scaricare aiuti in un porto israeliano, evidenziando l’assenza di un porto adatto nella Striscia di Gaza. Ha dichiarato: «Se ci fosse la volontà, potrebbero portare gli aiuti via terra in sicurezza». La mancanza di strutture adeguate a Gaza rende impossibile uno sbarco diretto.
Kaminer ha minimizzato le speculazioni su un possibile affondamento delle imbarcazioni, sostenendo fermamente che «non affondiamo nessuna barca». Ha assicurato che qualsiasi intervento sarà proporzionato e mirato a evitare danni, a condizione che le navi non mostrino segni di violenza.
Infine, ha menzionato che documenti rivelatori sulla vicinanza di alcuni organizzatori della Flottilla a Hamas sono stati citati dalla stampa israeliana e provengono dall’intelligence, ribadendo che l’operazione non è umanitaria, ma una provocazione con l’intento di influenzare negativamente l’immagine di Israele.