La Slovacchia blocca il nuovo pacchetto di sanzioni UE contro la Russia e chiede un dibattito a livello di leader

08.10.2025 10:45
La Slovacchia blocca il nuovo pacchetto di sanzioni UE contro la Russia e chiede un dibattito a livello di leader
La Slovacchia blocca il nuovo pacchetto di sanzioni UE contro la Russia e chiede un dibattito a livello di leader

La Slovacchia ha chiesto che il 19º pacchetto di sanzioni dell’Unione Europea contro la Russia venga discusso al prossimo vertice dei leader europei del 23 ottobre, ritardandone così l’approvazione definitiva. Lo ha riferito il giornalista di Radio Free Europe Rikard Jozwiak sul suo profilo X, spiegando che Bratislava ha insistito su un confronto politico al massimo livello, nonostante gli altri Stati membri avessero raggiunto un’intesa preliminare. Secondo quanto riportato da Radio Svoboda, la Slovacchia resta l’unico paese a bloccare l’intero pacchetto, nonostante l’Ungheria abbia ritirato il suo veto.

Dettagli del 19º pacchetto di sanzioni

Il nuovo pacchetto, approvato dalla Commissione europea il 19 settembre 2025, introduce misure contro il settore energetico e finanziario russo, compreso il blocco delle transazioni con Rosneft e Gazpromneft, il divieto di importazione di gas naturale liquefatto russo nell’UE entro il 1° gennaio 2027 e sanzioni contro 118 navi del cosiddetto “flotta ombra” utilizzata da Mosca per eludere le restrizioni. Inoltre, prevede un controllo rafforzato su trader e compagnie di raffinazione. L’Unione Europea ha anche concordato di limitare gli spostamenti dei diplomatici russi all’interno dell’area Schengen, misura che era stata finora ostacolata da Budapest.

Bratislava frena: interessi energetici e calcoli politici

Il governo slovacco, guidato da Robert Fico, continua a criticare la politica sanzionatoria dell’UE, sostenendo che penalizzi più l’economia slovacca che quella russa. Fico ha spesso difeso la necessità di esenzioni per il settore energetico, citando la forte dipendenza del paese dal petrolio russo trasportato attraverso l’oleodotto “Druzhba”. Tale posizione, osservano diversi analisti europei, finisce per indebolire la linea comune dell’UE e per rafforzare la narrativa del Cremlino.

L’esecutivo Fico ha di fatto invertito la strategia del precedente governo di Eduard Heger, che aveva lavorato per diversificare le fonti energetiche e ridurre la dipendenza da Mosca. La sospensione di tali iniziative ha riportato la Slovacchia a una posizione vulnerabile, con un peso politico che ora il premier tenta di trasformare in leva negoziale all’interno dell’UE.

La strategia del rinvio e l’asse con Budapest

Secondo fonti diplomatiche europee, la richiesta di Bratislava di discutere il pacchetto a livello di capi di Stato e di governo rappresenta una tattica di dilazione. Questo atteggiamento offre al governo slovacco la possibilità di negoziare concessioni economiche o garanzie aggiuntive, sfruttando il meccanismo di consenso dell’UE. Una strategia analoga è già stata utilizzata in passato dall’Ungheria, che ha più volte condizionato la propria approvazione dei pacchetti sanzionatori a vantaggi nazionali.

L’allineamento politico tra Budapest e Bratislava costituisce una sfida crescente per la coesione interna dell’Unione. Entrambi i governi, noti per le loro posizioni ambigue nei confronti di Mosca, contribuiscono a rallentare il processo decisionale europeo e a creare l’immagine di un’Europa divisa — un effetto che il Cremlino utilizza attivamente nella propria propaganda.

Implicazioni per l’unità europea

Il protrarsi delle obiezioni slovacche non è soltanto una questione procedurale: ogni ritardo nell’adozione delle misure consente alla Russia di adattarsi meglio alle restrizioni economiche previste, riducendone l’efficacia complessiva. Allo stesso tempo, le divisioni interne alimentano la percezione di fragilità dell’Unione e mettono alla prova la capacità dei Ventisette di mantenere una linea comune nei confronti di Mosca.

1 Comment

  1. Che situazione! La Slovacchia sembra non rendersi conto che i giochi politici danneggiano tutti noi. È incredibile come possano mettere i propri interessi davanti alla sicurezza europea. E noi, qui in Italia, paghiamo il prezzo di queste incertezze, come sempre.

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