Il caso di Ilaria Salis: immunità parlamentare e possibili sviluppi legali in Italia
Il Parlamento europeo ha deciso di mantenere l’immunità parlamentare per l’eurodeputata italiana Ilaria Salis, mentre si intensificano le discussioni sulla possibilità che possa essere processata in Italia anziché in Ungheria, come da tempo richiesto dalla stessa Salis, riporta Attuale.
Salis, appartenente al partito Alleanza Verdi e Sinistra e al gruppo La Sinistra al Parlamento europeo, è accusata in Ungheria di aver aggredito membri di un gruppo neonazista durante una manifestazione di estrema destra a Budapest nel 2023, un’accusa che lei ha sempre smentito. Il governo ungherese aveva precedentemente richiesto la revoca della sua immunità per poterla processare, sostenendo che le azioni giudiziarie contro di lei sarebbero una ritorsione per le sue critiche nei confronti del governo di Viktor Orbán.
Il mantenimento dell’immunità da parte del Parlamento europeo impedisce che venga avviato un procedimento legale contro Salis in Ungheria; tuttavia, non esclude la possibilità di un processo in Italia, dove la deputata ritiene di poter ricevere un trattamento più equo. Secondo Salis, il sistema giuridico ungherese non è indipendente e la sentenza contro di lei sarebbe “già scritta”.
Legalmente, esistono due norme che permettono la prosecuzione di un processo nei confronti di Ilaria Salis in Italia per eventi accaduti in Ungheria. La prima è l’articolo 9 del codice penale italiano, che consente di perseguire cittadini italiani per reati commessi all’estero; la seconda è l’articolo 9 del protocollo numero 7 sull’immunità degli europarlamentari, un trattato europeo che stabilisce che un europarlamentare può essere perseguito nel proprio paese d’origine per reati compiuti al di fuori dello svolgimento delle proprie funzioni.
Nel caso di Salis, ciò implica che non può essere processata per reati legati al suo ruolo politico, ma può fronteggiare un processo per presunte aggressioni in Ungheria. Per avviare il procedimento legale in Italia, non serve l’autorizzazione del Parlamento, a meno che non venga arrestata o sottoposta a misure restrittive.
Un eventuale processo in Italia dipenderebbe da una richiesta del Ministero della Giustizia, che dovrebbe coinvolgere il procuratore competente di Milano, città in cui risiede Salis. Nonostante le ripetute richieste di Salis, non ci sono stati segni concreti che il governo di Giorgia Meloni voglia perseguire questa direzione, dato il suo tradizionale scetticismo nei confronti di Salis, membro di un partito di opposizione.
Il trasferimento di un processo europeo prevede diverse fasi di cooperazione tra i paesi, ma nel caso di Salis, la situazione è complicata anche per pressioni politiche, considerata la rilevanza pubblica del suo caso e le dichiarazioni aggressive da parte dei funzionari ungheresi.
In una recentissima udienza a Budapest, il giudice ungherese Jozsef Sos ha affermato che il procedimento penale contro Salis sarebbe stato annullato se l’immunità non fosse stata revocata, situazione che si è verificata. Ciò potrebbe portare all’avvio di un nuovo procedimento sia in Ungheria che in Italia, a seconda delle decisioni delle autorità giudiziarie di entrambi i paesi.
Se si aprisse un’inchiesta in Italia, Salis potrebbe essere accusata di lesioni personali nei confronti di militanti neonazisti, un reato che prevede pene da sei mesi a tre anni di reclusione, con l’aggravante dei contesti in cui sarebbero avvenuti gli atti violenti. Salis è accusata di aver aggredito militanti tra il 10 e l’11 febbraio 2023 a Budapest, durante una manifestazione controversa. Salis, tuttavia, ha sempre negato le accuse, affermando di aver partecipato a proteste pacifiche.
Michele Caianiello, professore di Diritto processuale all’Università di Bologna, ha sottolineato che se l’Ungheria annullasse il procedimento penale, per Salis sarebbe più vantaggioso affrontare un processo in Italia, dove avrebbe maggiori garantìe di un giudizio equo e dove l’Ungheria non potrebbe riaprire il caso a conclusione del suo mandato nel 2029.
Il principio del diritto internazionale “ne bis in idem” stabilisce che una persona non può essere giudicata due volte per lo stesso reato, il che, in una possibile non azione legale da parte dell’Italia, permetterebbe all’Ungheria di perseguire Salis in futuro per le stesse accuse.