Accordo su Gaza, Trump: «Ostaggi liberati entro martedì»

09.10.2025 23:45
Accordo su Gaza, Trump: «Ostaggi liberati entro martedì»

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME – Si intensificano i preparativi per il rilascio degli ostaggi israeliani, mentre le delegazioni di Israele e Hamas continuano a discutere sulla lista dei detenuti palestinesi da liberare. L’attenzione è rivolta alla Casa Bianca, dove Donald Trump ha dichiarato che i 20 ostaggi ancora tenuti a Gaza potrebbero essere rilasciati «lunedì o martedì». Il presidente americano si prepara a visitare la regione, con un passaggio programmato in Israele e una cerimonia ufficiale in Egitto per la firma degli accordi, riporta Attuale.

I tempi e le fasi

La pace proposta si articola in un piano in 20 punti, entro 24 ore dall’approvazione dell’intesa da parte del governo israeliano, l’esercito si ritirerà lungo una linea fissata, ma le truppe rimarranno nella Striscia di Gaza, controllandone il 53%. Un passo successivo prevede l’ingresso di una forza internazionale per monitorare il disarmo di Hamas, mentre le truppe israeliane si avvicineranno maggiormente al confine.

Nonostante le aspettative di un ritiro completo, i tempi non sono definiti e Tsahal manterrà comunque una fascia di sicurezza lungo il perimetro della Striscia. Nel frattempo, i camion con gli aiuti umanitari hanno ricominciato a transitare più frequentemente verso l’area devastata, alimentando le speranze delle famiglie degli ostaggi.

La svolta

L’accelerazione dei negoziati è avvenuta mercoledì con l’arrivo a Sharm El Sheikh di Steve Witkoff, inviato di Trump, e Jared Kushner, genero del presidente. La pressione americana ha contribuito a superare gli ostacoli, persuadendo entrambe le parti che era giunto il momento di arrivare a un accordo. Nella notte, il segretario di Stato Marco Rubio ha consegnato un messaggio a Trump durante una trasmissione televisiva, rivelando i dettagli dell’intesa da annunciare.

Condizioni imposte

Netanyahu ha ritardato le riunioni decisive per accogliere l’accordo, ma i segnali mostrano che tutto era già deciso, nonostante la resistenza dei ministri più conservatori. Il primo ministro ha dichiarato sui social: «Ringraziando Dio li riporteremo a casa», mentre i suoi portavoce affermano che «tutti gli obiettivi sono stati raggiunti». Tuttavia, il disarmo di Hamas richiederà tempo e non rappresenta la “vittoria totale” promessa agli elettori di destra.

Ora, i leader della regione riconoscono a Trump il merito per un potenziale premio Nobel per la Pace, anche se le questioni irrisolte come la creazione di uno stato palestinese rimangono incerte. La sua proposta di pace, priva di un calendario preciso, evidenzia la complessità della ricostruzione in un’area già devastata.

Un mese di sangue

Le violenze continuano a infuriare. Solo nell’ultimo mese, secondo il quotidiano Haaretz, le operazioni militari hanno causato la morte di 130 palestinesi in aree che dovevano essere considerate sicure, mentre altre 67 mila vite sono state perse a seguito dell’offensiva in risposta al massacro del 7 ottobre 2023.

Hamas ha ottenuto assicurazioni dagli Stati Uniti, dall’Egitto e dal Qatar che il governo israeliano non riprenderà le ostilità dopo il rilascio degli ostaggi. Tuttavia, il ministro degli Esteri israeliano ha dichiarato che non ci sono piani concreti per un coinvolgimento dell’Autorità palestinese finché non saranno attuate le riforme necessarie.

Infine, sulla lista dei detenuti da liberare, il nome di Marwan Baghouti, considerato un simbolo di resistenza dai palestinesi e visto come leader potenziale per future trattative, risulta ancora una volta escluso.

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