Accordo di pace tra Israele e Hamas: le manovre diplomatiche dietro al risultato raggiunto a New York

10.10.2025 10:55
Accordo di pace tra Israele e Hamas: le manovre diplomatiche dietro al risultato raggiunto a New York

Accordo di pace nella Striscia di Gaza: un risultato complesso

L’accordo di pace per la Striscia di Gaza è stato ottenuto grazie a settimane di manovre strategiche mirate a influenzare sia il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sia la leadership di Hamas. Queste manovre hanno visto come protagonista principale il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ma hanno coinvolto anche diversi governi arabi e negoziatori influenti, riporta Attuale.

La struttura del negoziato si è basata su tecniche derivanti non tanto dalla diplomazia, quanto dal settore immobiliare, di cui Trump e i suoi consiglieri principali fanno parte. La strategia è semplice: ottenere un consenso generale e affrontare i dettagli in un secondo momento. Questo metodo ha permesso di raggiungere un accordo che rappresenta solo la prima fase di un processo ben più articolato, dove restano aperte questioni cruciali riguardanti il futuro della Striscia di Gaza.

Le manovre diplomatiche si sono concretizzate a fine settembre a New York, in occasione dell’Assemblea generale dell’ONU, dove Trump ha incontrato rappresentanti di numerosi paesi arabi, Turchia, Pakistan e Indonesia in un evento sponsorizzato dagli Emirati Arabi Uniti. Trump ha descritto l’incontro come “il suo più importante” durante un’intervista con i giornalisti.

This meeting was convened shortly after Israel launched an uncoordinated attack on a building in Qatar housing Hamas figures, an act that antagonized both the United States and the attending Arab nations. A source close to the negotiations revealed that Trump’s reaction was decisive, affermando che “è ora di finirla”. L’attacco ha dunque galvanizzato la determinazione di tutti i partecipanti al tavolo negoziale.

Durante l’incontro, la delegazione statunitense ha presentato un piano in 20 punti che sarebbe diventato la base dell’accordo attuale. Sebbene non vi sia nulla di nuovo nelle sue proposte chiave — inclusi il rilascio di ostaggi, il ritiro graduale delle forze israeliane da Gaza e la cessazione del governo di Hamas — la coordinazione e l’intensità con cui il piano è stato portato avanti hanno fatto la differenza, saltando le obiezioni di Israele e Hamas.

Un successo significativo per i paesi arabi e la Turchia è stato il fatto che Trump si sia fatto carico dell’accordo. Secondo quanto riportato dal Guardian, l’idea di istituire un “Consiglio di pace” per supervisionare la ricostruzione di Gaza con Trump al timone è stata accolta favorevolmente dal presidente. Per Trump, un successo negoziale avrebbe rappresentato un notevole traguardo personale, facendo sì che potesse dedicarsi con maggiore energia alla causa. “Il grande vantaggio di Trump è che, una volta che si mette in testa qualcosa, diventa inarrestabile”, ha affermato una fonte del Guardian.

Jared Kushner, genero di Trump e una figura chiave durante il primo mandato presidenziale, è tornato attivamente coinvolto nei negoziati, manifestando una capacità unica di unire le diverse parti.; insieme a Steve Witkoff, capo negoziatore, entrambi provengono dal settore immobiliare di New York.

I negoziatori hanno applicato due strategie chiave per presentare il piano a Israele e Hamas: la prima consiste nel ignorare le obiezioni da parte di entrambi, accelerando la procedura con l’obiettivo di arrivare a una risposta affermativa. “Entrambi Netanyahu e Hamas hanno cercato di dire ‘sì, ma’, ma Trump ha scelto di sentire solo il ‘sì'”, ha rivelato una fonte a NBC.

Un’altra strategia ha comportato il presentare l’accordo come un evento già definito, generando ottimismo sull’andamento del negoziato. Gli Stati Uniti, insieme ai paesi arabi e alla Turchia, hanno proiettato fiducia sulla possibilità di pace, facendo intendere che opporsi all’accordo sarebbe stato un affronto personale a Trump — un aspetto cruciale, data la dipendenza attuale di Netanyahu dal sostegno statunitense.

La risultante approvazione ha portato a un consenso provvisorio e a un cessate il fuoco previsto a breve. Tuttavia, il vero banco di prova si presenterà nella “fase due”, che comporta la negoziazione di dettagli sul futuro di Gaza, sulla sua ricostruzione e sul ritiro delle forze israeliane, passando per un profondo ridimensionamento di Hamas. E sarà in questa fase che Netanyahu e Hamas avranno la possibilità di influenzare le trattative, con un rischio concreto di fallimento.

In un’intervista a Fox News, Trump ha espresso ottimismo riguardo alla sostenibilità a lungo termine del piano: “Vedrete che ci sarà convivenza e Gaza sarà ricostruita”. Al contrario, Amit Segal, commentatore politico israeliano vicino a Netanyahu, ha sentenziato: “Non c’è nessuna fase due: deve essere chiaro. La fase due potrebbe avvenire a un certo punto, ma non ha nulla a che vedere con ciò che è stato firmato finora”.

1 Comment

  1. Che situazione complicata, sembra che i grandi stiano giocando con il destino di milioni di persone! È incredibile come una manovra diplomatica può cambiare le cose, ma la vera prova sarà quando arriverà il momento di affrontare i dettagli. E se Netanyahu e Hamas non si mettono d’accordo, chi lo sa cosa succederà… La storia ci insegna che la pace è delicata!

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere