Hamas Esecuta Prigionieri Palestinesi e Intensifica la Repressione in Gaza
Lunedì, Hamas ha eseguito sette prigionieri palestinesi, costringendoli a inginocchiarsi prima di fucilarli davanti a una folla, un’azione che il gruppo armato ha annunciato sarà seguita da ulteriori esecuzioni. Questa rappresaglia, documentata da alcuni spettatori presenti, fa parte di un’operazione più ampia mirata a eliminare o sottomettere potenti famiglie palestinesi e milizie rivali già presenti nella Striscia di Gaza, riporta Attuale.
Le famiglie come quella al Majaida a Khan Yunis o i Dughmush a Gaza City sono composte da centinaia di membri armati, legati da forti vincoli clanici e frequentemente in conflitto con Hamas. Nel 2007, i miliziani di Fatah, opposti a Hamas, furono espulsi o uccisi, lasciando un vuoto di potere che ha consentito a queste famiglie di affermarsi come nuove entità di potere locali.
La crescente rivalità ha portato queste milizie a compiere parate dimostrative, sfruttando il caos derivante dai continui bombardamenti israeliani. Recentemente, vari gruppi, comprese le forze tribali come i Tarabin e i Dughmush, hanno manifestato pubblicamente la loro opposizione a Hamas, sfidando così il monopolio del potere da parte del gruppo.
Hamas percepisce queste formazioni come una minaccia diretta, specialmente in un contesto in cui il piano di pace proposto dall’amministrazione di Donald Trump include il disarmo di Hamas. Il gruppo ha accusato le forze rivali di collaborazionismo con Israele, un’accusa che, sebbene vera in alcuni casi, potrebbe essere utilizzata come giustificazione per reprimere la resistenza tra i palestinesi.
Le esecuzioni pubbliche non sono una novità per Hamas; una precedente esecuzione di tre palestinesi era stata filmata e diffusa sui social media. Hamas ha una unità, chiamata Sahem, specializzata nella caccia e nel punire i palestinesi accusati di collaborare con le forze israeliane.
A seguito di un conflitto tra Hamas e la famiglia al Majaida, sorto in risposta a un ferimento di uno dei membri clan, il clan ha annunciato la propria resa, dichiarando che qualsiasi arma non diretta contro l’occupazione è un’arma sprecata e ha consegnato le sue armi a Hamas.
Un altro clan, i Dughmush, ha subito un attacco da parte di Hamas il 11 ottobre, approfittando di un presunto cessate il fuoco. Durante tale attacco, Hamas ha ucciso venticinque uomini, molti dei quali non coinvolti nel conflitto, in un’azione che ha lasciato gli abitanti sconvolti e inorriditi. La famiglia ha accusato Hamas di aver fatto uso di munizioni pesanti, trasformando le loro case in tombe.
In un comunicato diffuso, il clan Dughmush ha respinto le accuse di collaborazionismo con Israele e ha chiarito che non hanno alcun legame with la morte del giornalista Saleh al Jafarawi, ucciso recentemente. Hanno descritto la situazione come un regolamento di conti interno, sottolineando il loro sostegno alla resistenza palestinese, sebbene il messaggio contenga elementi di sottomissione al potere di Hamas.