Il Parlamento greco discute riforma controversa per estendere l’orario di lavoro a 13 ore giornaliere

15.10.2025 16:15
Il Parlamento greco discute riforma controversa per estendere l'orario di lavoro a 13 ore giornaliere

Il Parlamento greco discute la riforma del lavoro, giovedì attese proteste dei lavoratori

Mercoledì 15 ottobre, il parlamento greco ha avviato discussioni su una controversa proposta di riforma della legge sul lavoro, mirata a rendere le normative più flessibili e affrontare le conseguenze della crisi demografica. Tra le misure più controverse c’è la proposta di estendere l’orario di lavoro straordinario, consentendo fino a 13 ore di lavoro al giorno nel settore privato, riporta Attuale.

Attualmente in Grecia, una giornata lavorativa è tipicamente composta da otto o nove ore. Le nuove norme prevederebbero un orario di straordinario aumentato da tre a quattro ore al giorno, mantenendo comunque il limite totale di ore lavorative settimanali invariato. Ciò significa che se si lavora più di un giorno, si dovrà compensare con meno ore in un altro giorno, mentre il massimo annuale di ore straordinarie rimarrebbe fissato a 150. A confronto, in Italia il limite di lavoro giornaliero, considerati gli straordinari, può arrivare a 13 ore, ma con un totale annuo di 250 ore.

Il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis (del partito di centrodestra Nuova Democrazia), in carica dal 2023, ha avviato numerose modifiche alle regole sul lavoro, criticate da attivisti e sindacati. L’anno scorso, Mitsotakis aveva introdotto una settimana lavorativa di sei giorni, in contrasto con le tendenze comuni in Europa, dove molti paesi stanno tentando di introdurre la “settimana corta”. Queste riforme sono giustificate dal governo come misure necessarie per affrontare il problema della carenza di lavoratori dovuta alla crisi demografica, che il premier ha definito «una minaccia nazionale».

La riforma non intende rendere le giornate lavorative di 13 ore la norma, poiché prevederebbe vari limiti: i lavoratori potrebbero effettuare 13 ore di lavoro per un massimo di tre giorni al mese. La retribuzione per gli straordinari sarebbe incrementata del 40% rispetto alla normale paga, mentre la decisione di eseguire turni di 13 ore dovrebbe essere concordata tra lavoratore e datore di lavoro. Inoltre, la riforma introduce maggiore flessibilità nelle assunzioni temporanee e nelle regole riguardanti le ferie annuali nel settore privato.

Le ispezioni sul lavoro in Grecia non sono regolari, e i partiti di opposizione insieme ai sindacati mettono in guardia che questa riforma potrebbe compromettere i diritti dei lavoratori e aumentare i poteri dei datori di lavoro, facilitando possibili abusi. Già a ottobre, ci sono stati due scioperi generali contro la riforma, che hanno avuto un impatto significativo sul trasporto pubblico e sui servizi.

Il principale sindacato greco ha denunciato la legge, sostenendo che compromette la salute e la sicurezza dei lavoratori, minando il riposo minimo giornaliero di 11 ore stabilito anche da una direttiva europea. Le 13 ore di lavoro previste non includerebbero pause né il tempo necessario per il tragitto casa-lavoro. Nikos Androulakis, leader del partito di sinistra PASOK, ha dichiarato che la riforma rappresenta un «smantellamento sistematico» dei diritti lavorativi.

Nonostante le obiezioni, la riforma è destinata ad essere approvata, poiché la Nuova Democrazia detiene la maggioranza del parlamento. La Grecia, già uno dei paesi europei con l’orario di lavoro più elevato, sta tentando di rispondere alle difficoltà economiche legate alla crisi finanziaria del 2011. Sebbene l’economia sia migliorata e la disoccupazione sia scesa all’8,1%, più di un greco su quattro vive a rischio di povertà o esclusione sociale, con salari mediani tra i più bassi dell’Unione Europea.

1 Comment

  1. Ma dai, 13 ore di lavoro al giorno? Ma che ci stanno prendendo in giro? In Italia già fatichiamo con gli straordinari, figurati se aggiungiamo una roba simile! È assurdo pensare che le aziende possano approfittarsene così… E poi si parla di crisi demografica, ma chi avrà voglia di lavorare in queste condizioni?

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