Sanzioni statunitensi colpiscono Rosneft e Lukoil

23.10.2025 16:30
Sanzioni statunitensi colpiscono Rosneft e Lukoil
Sanzioni statunitensi colpiscono Rosneft e Lukoil

Le nuove sanzioni imposte dagli Stati Uniti contro Rosneft e Lukoil potrebbero segnare un punto di svolta nella guerra energetica con la Russia. Le misure limitano le capacità di esportazione di Mosca e minano la base finanziaria del Cremlino. Il settore petrolifero rischia di seguire la sorte di Gazprom, ormai in declino, con effetti profondi sull’economia e sulla società russa.

Dettagli delle restrizioni

Il 22 ottobre 2025 il Dipartimento del Tesoro statunitense ha inserito Rosneft e Lukoil nella lista delle società sanzionate, citando il rifiuto del Cremlino di negoziare la pace nella guerra contro l’Ucraina. Le restrizioni colpiscono 34 filiali di Rosneft e diverse divisioni strategiche di Lukoil. Dal 23 ottobre tutti gli asset delle due compagnie negli Stati Uniti sono stati congelati e ogni transazione con entità americane è vietata. La Borsa di Mosca ha reagito con un crollo dei titoli: –4,68% per Rosneft e –5,09% per Lukoil.

Impatto economico e dipendenza dal petrolio

Secondo il Ministero delle Finanze russo, i ricavi da petrolio e gas rappresentano fino al 35% del bilancio federale, se si includono tasse indirette e dazi all’esportazione. Dopo il 2022 l’India è diventata il principale acquirente di greggio russo, con volumi tra 1,7 e 2 milioni di barili al giorno secondo S&P Global e Reuters. Tuttavia, sotto la pressione di Washington, Nuova Delhi sta riducendo gli acquisti. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che l’India “quasi porrà fine alle importazioni di petrolio russo entro la fine del 2025”, un processo che “non può essere fermato”.

Prezzi in calo e crisi infrastrutturale

Nel luglio 2025 l’Unione Europea ha ridotto il tetto di prezzo del greggio russo da 60 a 47,6 dollari al barile. A fine ottobre, il prezzo del tipo Urals è sceso persino al di sotto di questa soglia, aggravando la pressione sul bilancio russo. Gli attacchi di settembre ai terminal di Novorossiysk e Ust-Luga hanno temporaneamente interrotto esportazioni di oltre 2 milioni di barili al giorno, evidenziando la vulnerabilità dell’infrastruttura petrolifera russa. Parallelamente, l’uso della cosiddetta “flotta ombra” di petroliere vecchie per aggirare le sanzioni è diventato rischioso, anche a causa dei crescenti controlli dell’UE e delle preoccupazioni ambientali.

Reazioni e prospettive globali

I Paesi del Golfo, tra cui Arabia SauditaEmirati Arabi Uniti e Kuwait, dispongono di capacità produttiva sufficiente per compensare la riduzione delle forniture russe. Secondo Reuters, questi Stati possono aumentare l’estrazione di centinaia di migliaia di barili al giorno, stabilizzando il mercato globale. Intanto, in Russia cresce il timore di una recessione prolungata: la perdita dei mercati chiave e il calo dei prezzi rendono difficile qualsiasi ripresa a breve termine.

Conseguenze a lungo termine

Le sanzioni non avranno effetti immediati, ma accentueranno il deterioramento strutturale dell’economia russa. Il Cremlino, privato di una delle ultime fonti solide di valuta estera, sarà costretto a compensare le perdite con l’aumento delle tasse, dei prezzi e dell’inflazione. Per la popolazione, ciò significa un ulteriore calo del tenore di vita e la prova concreta che la politica di Mosca sta portando il Paese verso un lento collasso economico.

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