Attivisti israeliani presenti in Cisgiordania per difendere i palestinesi dagli attacchi dei coloni
Un gruppo di attivisti israeliani sta attivamente operando in Cisgiordania per proteggere i palestinesi dagli attacchi dei coloni armati, attraverso quella che chiamano “presenza protettiva”. Sebbene siano pochi e si considerino reietti dalla società israeliana, affrontano il loro ruolo con determinazione. Questi attivisti organizzano turni di sorveglianza giorno e notte nelle zone rurali, affiancando i contadini palestinesi. Quando i coloni israeliani si avvicinano, gli attivisti iniziano a filmare, sperando di scoraggiare le aggressioni, riporta Attuale.
Il materiale registrato dagli attivisti è ampiamente condiviso sui social media e rappresenta la maggior parte dei video di attacchi da parte dei coloni in Cisgiordania. Sono diventati testimoni diretti di una serie di aggressioni che vanno dal danneggiamento delle tubature dell’acqua al furto di animali, fino all’“uccisione a fucilate di palestinesi”.
Quando i coloni entrano nelle terre e nelle abitazioni palestinesi, si verifica una strana interazione tra loro e gli attivisti: si mantengono a distanza, cercando di ostacolarsi senza toccarsi. L’attivista israeliana Yasmin Eran Vardi, 23 anni, spiega che i coloni spesso provocano i palestinesi, tenendo un bastone sospeso sopra la loro testa, e quando questi reagiscono, i coloni li picchiano, chiamano la polizia e sostengono di essere stati aggrediti. In altre occasioni, gli attacchi avvengono senza preavviso.
La situazione è aggravata dalla recente approvazione, avvenuta mercoledì 22 ottobre, di una legge nel parlamento israeliano per estendere la sovranità israeliana alle colonie in Cisgiordania, sostenuta anche da partiti che non sono considerati estremisti. Vardi sottolinea che i coloni si sentono sempre più audaci, superando la paura delle telecamere e agendo liberamente, grazie a un clima politico che avvantaggia le loro azioni.
Secondo Vardi, le aggressioni stanno diventando sempre più frequenti, con una maggior intensità, ed è evidente un aumento nel numero degli attacchi. Gli attivisti mantengono un registro quotidiano delle aggressioni, notando un incremento da “una ogni due settimane” a “cinque attacchi in un mese”. Spesso questi incoraggiamenti da parte della polizia arrivano mentre i coloni, a volte in gruppi numerosi, devastano le aree palestinesi. Si denuncia una complicità da parte delle forze dell’ordine, molti dei quali sono coloni armati.”
Una delle basi operative degli attivisti è situata a Al Tawni, una comunità di dodici villaggi palestinesi, circondata da colonie israeliane. Quest’area è diventata protagonista di un documentario che ha vinto un premio Oscar. I volontari che si trovano in questo luogo rappresentano un’ampia gamma di giovani, con un’affluenza significativa di attivisti internazionali.
Shula, un’attivista di 26 anni, racconta della sua esperienza, evidenziando come la presenza di attivisti possa far sentire i palestinesi meno soli mentre affrontano le aggressioni quotidiane. Conclude dicendo che atti di vandalismo verso gli attivisti, come bruciare la loro auto, sono sempre più comuni. D’altra parte, Esti, un’insegnante di inglese di 51 anni, esprime il suo dolore per ciò che sta accadendo a Gaza e il suo desiderio di rendere visibili le ingiustizie.
Andrey Khrzhanovskiy, noto attivista sui social media, manifesta preoccupazione per l’efficacia della “presenza protettiva”, sottolineando che i coloni e i soldati non si fermano più nemmeno di fronte alle riprese degli attivisti. La situazione legale degli attivisti è differente rispetto a quella dei palestinesi, dato che gli israeliani sono soggetti alla legge civile, mentre i palestinesi sono sottoposti alla legge militare, evidenziando le disparità nel trattamento giuridico.