Il governo italiano e la Corte dei Conti: slitta di tre mesi l’avvio dei lavori per il Ponte sullo Stretto

01.11.2025 03:45
Il governo italiano e la Corte dei Conti: slitta di tre mesi l'avvio dei lavori per il Ponte sullo Stretto

Roma, 1 novembre 2025 – Il braccio di ferro fra governo e Corte dei Conti ha avuto, per ora, solo l’effetto di far slittare di qualche mese, da novembre a febbraio, l’avvio dei cantieri per il Ponte sullo Stretto di Messina. L’esecutivo resta fermamente intenzionato a realizzare il più grande ponte a una campata del mondo, un’infrastruttura destinata a diventare uno dei simboli del Paese. Ma quali sono i rischi e, soprattutto, le ipotesi effettivamente percorribili per evitare l’ennesimo stop al progetto? Andiamo con ordine, riporta Attuale.

Le motivazioni

Il primo step sarà quello della pubblicazione delle motivazioni che hanno spinto la Corte dei Conti a bocciare la delibera del Cipess (il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) che sbloccava i 13,5 miliardi per il ponte. Una volta reso noto il documento, l’esecutivo, i ministeri coinvolti (in particolare Infrastrutture e Mef) e, quindi, la società Stretto di Messina, potranno rispondere e produrre la documentazione necessaria per spingere i magistrati contabili a rivedere la posizione.

Un nuovo decreto

Il governo, una volta note le motivazioni della Corte dei Conti, potrà riproporre la delibera, eventualmente corretta e integrata per rispondere ai rilievi dei magistrati contabili. A questo punto, il documento tornerà sotto la lente dei giudici, ripercorrendo tutta l’istruttoria fino ad arrivare davanti all’organo collegiale della Corte, la Sezione Centrale. A quel punto gli scenari sono due. Il primo è che la Corte approvi la nuova versione della delibera con tutti gli atti collegati, che andranno in pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e, a quel punto, potrebbe scattare la fase realizzativa con l’apertura dei cantieri.

L’eventuale bocciatura-bis

Il secondo scenario è che la Corte dei Conti confermi tutti i dubbi sulla legittimità degli atti. In tal caso, il governo può chiedere alla Corte di registrare la delibera con riserva avvalendosi della norma di legge (l’articolo 25 del Testo unico 1214 del 1934) che consente questa possibilità alla presidenza del Consiglio dei ministri quando si ritiene che la decisione sia necessaria e urgente per “interessi pubblici superiori”. La registrazione con riserva consente l’efficacia immediata dell’atto, ma nello stesso tempo la Corte potrebbe segnalare al Parlamento il problema di legittimità per la sua successiva verifica e valutazione. E, dunque, anche se l’atto è efficace, dovrà poi essere il Parlamento a valutarne la conformità. Il governo potrebbe, in ogni caso, anticipare la Corte portando il nuovo progetto all’esame di deputati e senatori.

Consulta e Ue

C’è poi un ulteriore scenario da prendere in considerazione. La Corte Costituzionale ha riconosciuto alla Corte dei conti, nell’esercizio delle funzioni di controllo preventivo, il potere di sollevare in via incidentale eccezioni di legittimità costituzionale e quindi di chiedere alla Consulta di pronunciarsi sul testo. Ma anche l’Ue potrebbe essere coinvolta: infatti, secondo le prime indiscrezioni sulle motivazioni dei magistrati contabili, il contratto per la costruzione del Ponte si collocherebbe al di fuori delle regole stabilite dall’Europa che prevede un nuovo bando nel caso in cui l’aumento dei costi supera il 50 per cento.

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