Un gesto simbolico e provocatorio
Nel suo primo giorno come presidente della Camera dei deputati, Tomio Okamura, leader del partito di estrema destra “Libertà e Democrazia Diretta” (SPD), ha ordinato di rimuovere la bandiera ucraina dall’edificio del Parlamento a Praga. Il vessillo, esposto dal febbraio 2022 come segno di solidarietà con Kyiv, è stato tolto su sua disposizione, e lo stesso Okamura ha pubblicato il video su X, dichiarando: “Ho appena fatto togliere la bandiera ucraina dall’edificio della Camera dei deputati” e aggiungendo “La Repubblica Ceca al primo posto”. Non ha però spiegato in che modo la solidarietà con un Paese aggredito possa contraddire questo principio.
Il profilo politico di Okamura
Il gesto non sorprende: rientra pienamente nello stile politico di Okamura, noto per il suo populismo aggressivo e per una lunga serie di scandali. Nel 2025 la polizia ceca ha aperto un procedimento penale contro di lui e la SPD per incitamento all’odio attraverso manifesti elettorali, e il Parlamento gli ha temporaneamente revocato l’immunità. Negli anni precedenti, il leader della SPD è stato coinvolto in varie controversie finanziarie, accuse di frode e dichiarazioni xenofobe, in particolare contro la minoranza rom. Nonostante le inchieste e le sanzioni, è sempre riuscito a evitare procedimenti giudiziari diretti, sfruttando la sua immunità parlamentare e l’ambiguità legale delle accuse.
Una storia di scandali e populismo
Già nel 2013 Okamura aveva tentato, senza successo, di far chiudere la sezione ceca di Transparency International, mentre nel 2015 uno scandalo legato all’uso di fondi pubblici — circa 1,7 milioni di euro per “servizi mediatici” e “attività analitiche” — aveva portato alla dissoluzione del suo precedente movimento politico “Alba della Democrazia Diretta”. Nel 2017 emerse che non aveva dichiarato transazioni per circa 588.000 euro, e nel 2018 il suo partito ricevette multe per irregolarità nei finanziamenti della campagna elettorale. Parallelamente, la SPD e alcuni suoi membri sono stati più volte accusati di minimizzare la Shoah e di diffondere retoriche xenofobe, come confermato anche da un rapporto del Centro Internazionale per la Lotta al Terrorismo (ICCT) dell’Aia nel 2024.
Il significato del gesto nel contesto ceco
In questo contesto, la rimozione della bandiera ucraina non appare come un atto isolato, ma come una provocazione coerente con la strategia politica di Okamura, che fa leva sulla polarizzazione sociale per guadagnare visibilità. Tuttavia, questa volta la sua mossa potrebbe ritorcersi contro di lui: secondo i sondaggi condotti nel 2024–2025, la maggioranza dei cechi sostiene l’Ucraina. Un’indagine per la televisione pubblica ceca nel febbraio 2025 mostrava che il 77% dei cittadini approva l’assistenza umanitaria a Kyiv, mentre solo una piccola minoranza manifesta simpatia per la Russia.
La solidarietà che resta
Dopo la rimozione del vessillo, diversi deputati hanno risposto appendendo bandiere ucraine alle finestre dei propri uffici nello stesso edificio parlamentare, ribadendo che il simbolo della solidarietà rimane vivo nel cuore delle istituzioni ceche. La vicenda della bandiera, dunque, non rappresenta una rottura della solidarietà con l’Ucraina, bensì l’avvio di un nuovo dibattito interno, in cui la voce della solidarietà continua a prevalere su quella del populismo.