Il Cile si avvia verso il ballottaggio: Jeannette Jara in testa, la destra cerca unità

16.11.2025 23:45
Il Cile si avvia verso il ballottaggio: Jeannette Jara in testa, la destra cerca unità

Le Presidenziali cilene si preparano per un secondo turno il 14 dicembre

Sicurezza, immigrazione, economia e il crescente malcontento verso la «casta» sono stati al centro delle elezioni presidenziali cilene di ieri, dove quasi 16 milioni di elettori si sono recati alle urne per scegliere il successore del presidente Gabriel Boric e rinnovare l’intera Camera dei deputati e metà del Senato. Se nessun candidato presidenziale ottiene più del 50% dei voti, si andrà a un secondo turno il 14 dicembre, mentre è scontata la vittoria della destra in entrambe le camere, riporta Attuale.

Il contesto di queste elezioni è influenzato dall’aumento dell’interventismo statunitense in America Latina. Otto candidati si contendono la presidenza, con la sinistra unita intorno a Jeannette Jara del Partito Comunista, che nei primi sondaggi ha ottenuto un 33%. La destra, al contrario, è frammentata su quattro principali candidati.

Secondo proiezioni diffuse dalla televisione T13 al termine dello scrutinio, si prevede un testa a testa tra José Antonio Kast, leader del Partito Repubblicano, ed Evelyn Matthei dell’Unione Democratica Indipendente, entrambi con circa il 20%. Kast, esponente di una destra nostalgica dell’era Pinochet e ammiratore di Trump, ha esortato alla unità contro la sinistra, sostenendo che la continuità al governo non giova al Paese.

Ben più a destra si colloca l’ultra-libertario Johannes Kaiser, ex deputato del Partito Repubblicano, che ha ottenuto il 13% e ha attirato l’attenzione per il suo richiamo alle idee di Jair Bolsonaro e Javier Milei. Kaiser ha proposto la grazia per i militari condannati per violazioni dei diritti umani durante il regime di Pinochet, alimentando ulteriori controversie.

Jara, candidata della sinistra, ha un programma che si allinea con le politiche del governo uscente di Boric, pur prendendo le distanze nei mesi recenti, data la bassa popolarità di Boric. Quest’ultimo, vincitore delle elezioni quattro anni fa durante un periodo di massicce proteste sociali, ha visto i suoi tentativi di riforma fallire, lasciando il Cile confrontato con un aumento della criminalità e una crescente ondata migratoria dal Venezuela, che ha portato a due milioni di stranieri in un Paese di 19 milioni di abitanti.

In termini economici, la situazione è altrettanto grave, con una crescita del 3,1% nel secondo trimestre del 2025, ma con il 45% delle famiglie cilene in difficoltà economica e una disoccupazione stabile all’8%. Il Cile si distingue anche per la sua dipendenza dalla Cina, con il 40% delle esportazioni dirette verso quel Paese.

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