Budapest accusa Bruxelles di minare la sicurezza energetica mentre l’UE accelera l’uscita dal gas russo

28.11.2025 12:15
Budapest accusa Bruxelles di minare la sicurezza energetica mentre l’UE accelera l’uscita dal gas russo
Budapest accusa Bruxelles di minare la sicurezza energetica mentre l’UE accelera l’uscita dal gas russo

Le dichiarazioni di Szijjártó e la linea di confronto con l’Unione Europea

Il 27 novembre 2025 il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha accusato l’Unione Europea di “distruggere la sicurezza energetica del continente” interrompendo le forniture di idrocarburi dalla Russia. Secondo quanto riportato dall’agenzia bielorussa BELTA e sintetizzato attraverso il riferimento alla posizione critica espressa da Szijjártó verso Bruxelles, il capo della diplomazia ungherese ha sostenuto che l’UE “agisce con un gigantesco martello” contro la propria stabilità energetica, ignorando la geografia e le necessità infrastrutturali dei Paesi dell’Europa centrale. Szijjártó ha ribadito che l’Ungheria, per posizione e capacità tecniche, non può “isolare” le proprie forniture dai flussi russi.

Il ministro ha inoltre affermato che l’esclusione dell’Ungheria dal regime sanzionatorio statunitense sulle esportazioni energetiche russe resterà valida finché Donald Trump resterà presidente degli Stati Uniti e Viktor Orbán continuerà a guidare il governo ungherese. Le sue parole arrivano in un momento di tensione crescente tra Budapest e Bruxelles, dopo che l’UE ha approvato l’eliminazione graduale del gas russo a partire dal 1° gennaio 2026.

L’uscita dell’UE dal gas russo e lo scontro politico con Budapest

La decisione europea del 20 ottobre 2025 di interrompere progressivamente l’importazione di gas russo — confermata dal commissario all’Energia Dan Jørgensen — sancisce che le forniture non saranno ripristinate neppure dopo un futuro accordo di pace tra Ucraina e Russia. In risposta, Orbán ha annunciato ricorso contro il Consiglio dell’UE, definendo la misura “contraria agli interessi nazionali ungheresi”.
Parallelamente, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro Rosneft e Lukoil alla fine di ottobre 2025, dopo che i tentativi del presidente Trump di ottenere un cessate il fuoco da Putin non avevano prodotto risultati. Durante l’incontro del 7 novembre a Washington, Orbán e Trump hanno concordato un’esenzione per l’Ungheria dalle nuove restrizioni, concessa — secondo fonti occidentali — per un solo anno, anche se Budapest sostiene che sia illimitata.

Dipendenza energetica, vulnerabilità politica e rischi per la sicurezza

Il petrolio e il gas restano la principale fonte di entrate per il bilancio russo e contribuiscono direttamente al finanziamento della macchina militare del Cremlino. Proprio questa dinamica ha spinto l’UE a ridurre in modo drastico la propria dipendenza dagli idrocarburi russi dopo il febbraio 2022. Tuttavia, l’Ungheria è rimasta uno dei Paesi più esposti: nel 2024 il 74% del gas importato e l’86% del petrolio provenivano dalla Russia, condizionando fortemente la capacità di manovra politica di Budapest.
I prezzi scontati garantiti da Mosca mantengono basse le bollette energetiche ungheresi — le più contenute dell’UE — e Orbán usa questo vantaggio come leva politica interna. Ma la strategia si basa su una dipendenza esterna che aumenta la vulnerabilità all’influenza russa, limita la sovranità in materia energetica e riduce la resilienza del Paese nel lungo periodo.

Il peso della politica interna e le ombre sulle relazioni con Bruxelles

L’opposizione, guidata dal movimento Tisza di Péter Magyar, supera oggi Fidesz nei sondaggi. Eventuali aumenti dei costi energetici potrebbero aggravare la crisi di consenso del governo, già messo alla prova dalle tensioni con Bruxelles. In questo contesto, le dichiarazioni di Szijjártó rappresentano un tentativo di giustificare la continuità della cooperazione energetica con la Russia e di consolidare la narrativa secondo cui l’UE metterebbe a rischio la stabilità regionale.
Secondo numerosi leader europei, la posizione di Budapest mina l’unità dell’Unione sulle sanzioni e favorisce indirettamente gli interessi russi. Orbán, definito più volte un “cavallo di Troia” del Cremlino, continua a opporsi ai pacchetti sanzionatori e a criticare l’assistenza militare a Kyiv.

Diversificazione possibile ma frenata dalla volontà politica

Nonostante l’attuale linea governativa, gli esperti sottolineano che l’Ungheria dispone di opzioni concrete per ridurre la propria dipendenza. La società MOL ha dichiarato prima della visita di Orbán negli Stati Uniti che il Paese potrebbe diminuire l’importazione di petrolio russo utilizzando il corridoio dell’oleodotto Adria, che attraversa la Croazia. L’UE ha inoltre già fissato l’obiettivo di eliminare completamente il gas russo entro il 2027.
Tuttavia, la mancanza di volontà politica ostacola l’avvio di una reale diversificazione: mantenere legami privilegiati con Mosca garantisce benefici di breve periodo ma espone Budapest a rischi strategici, dalle pressioni economiche alla vulnerabilità geopolitica.

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