Schlein disponibile a candidarsi premier, ma cresce la polemica sull’antisemitismo

05.12.2025 06:15
Schlein disponibile a candidarsi premier, ma cresce la polemica sull'antisemitismo

Elly Schlein pronta a candidarsi a premier mentre si infiamma il dibattito sull’antisemitismo

La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha dichiarato di essere “a disposizione” per candidarsi come premier, sottolineando che la modalità di selezione verrà stabilita con il resto della coalizione. “Faremo un accordo simile a quello del centrodestra o ci saranno primarie di coalizione e sono disponibile a correre anche io, ovviamente”, ha specificato. A dieci giorni dall’Assemblea nazionale del partito, prevista all’Auditorium Antonianum di Roma, Schlein ha così chiarito le aspirazioni alla premiership, affrontando indirettamente le ambizioni del suo alleato pentastellato Giuseppe Conte, evidenziando che non ci sarà voto per modifiche statutarie che la designerebbero come unica candidata, nonostante il consolidato consenso interno al partito, evidenziando l’assenza di reali alternative, eccetto l’ex premier 5 Stelle, riporta Attuale.

Tuttavia, non sono mancati i contrasti all’interno del partito. Ieri, il capogruppo Francesco Boccia ha messo in discussione il disegno di legge contro l’antisemitismo presentato dal senatore Graziano Delrio. Questa questione, infatti, era già emersa nei corridoi del Senato mercoledì scorso. La polemica riguarda la definizione di “antisemitismo” proposta, che fa riferimento alla documentazione approvata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), già recepita dal Parlamento europeo e dal governo Conte uno.

Il disegno di legge prevede sanzioni per chi diffonde contenuti antisemiti sulle piattaforme digitali e obbliga anche le università a nominarne una figura per monitorare le azioni contro i fenomeni di antisemitismo. Una parte della sinistra ha espresso preoccupazione, temendo che questa definizione possa portare a sanzioni per critiche radicali contro le politiche del governo di Israele. Angelo Bonelli, dei Verdi, ha avvertito: “Se questo testo diventasse legge, chi contesta radicalmente i comportamenti dello Stato di Israele verrebbe definito antisemita e quindi sanzionato.” Questa preoccupazione è condivisa anche dai 5 Stelle e da esponenti dem storicamente impegnati per la causa palestinese, come Laura Boldrini e Arturo Scotto.

In risposta, il primo firmatario Delrio, che ha storicamente attivato ponti di solidarietà cristiana con Gaza, ha sostenuto che la definizione è stata scelta proprio perché riconosciuta dal Parlamento europeo nel 2017 e dal governo Conte nel 2020, costituendo così una base per l’azione della Repubblica italiana. Delrio ha anche dichiarato che il mandato del disegno di legge non conferisce “forza di legge”, contrariamente ad altri progetti, proprio a causa del suo carattere molto discusso, giudicato da alcuni troppo debole e da altri eccessivo. Tuttavia, la composizione riformista del gruppo firmatario solleva preoccupazioni sul possibile impatto della legge sulle politiche estere nelle prossime discussioni.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere