Il ritrovamento dell’esplosivo e il consiglio di difesa straordinario
Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha annunciato oggi il ritrovamento di un potente dispositivo esplosivo presso un’infrastruttura gas che collega Serbia e Ungheria, convocando nel pomeriggio un consiglio di difesa straordinario. In un post pubblicato sulla piattaforma X, Orban ha riferito di aver parlato con il presidente serbo Aleksandar Vucic, confermando che le autorità serbe hanno scoperto l’ordigno insieme all’attrezzatura necessaria per detonarlo in un punto critico della rete energetica. Le indagini sono in corso, ma la tempistica – a una settimana dalle elezioni parlamentari del 12 aprile – solleva interrogativi tra gli osservatori internazionali.
Lo scenario ipotizzato dall’esperto: interferenza coordinata con Mosca e Belgrado
In un commento esclusivo a Ukrinform, l’esperto di sicurezza Andras Rasz ha delineato uno scenario preoccupante: un’operazione sotto falsa bandiera orchestrata con il possibile coinvolgimento di intelligence russa e l’appoggio di Belgrado. “Tre giorni fa ho delineato uno scenario ipotetico di interferenza russa nelle elezioni ungheresi in coordinamento con il regime di Orban”, ha affermato Rasz, aggiungendo che l’operazione potrebbe vedere la partecipazione dello stesso presidente serbo Vucic. Secondo l’analista, per ottenere un rinvio elettorale Orban avrebbe bisogno di “qualcosa di grande e strategico” che giustifichi misure eccezionali.
L’esperto ha spiegato che, dato il divieto di operazioni militari all’interno del territorio ungherese (dove l’esercito protegge le infrastrutture critiche), un eventuale attacco dovrebbe avvenire contro interessi strategici ungheresi all’estero. “Ho previsto un attacco contro il gasdotto Turkish Stream in territorio serbo”, ha precisato Rasz, sottolineando che la Serbia – paese amico dell’Ungheria – garantirebbe la necessaria cooperazione. La scoperta dell’esplosivo proprio sul confine serbo-ungherese sembrerebbe coincidere con questa previsione.
Rischi per il processo elettorale e possibili sviluppi
Il pericolo principale, secondo l’analista, è che i governi di Budapest o Belgrado possano accusare direttamente l’Ucraina di tentato sabotaggio, fornendo a Orban il pretesto per dichiarare lo stato di emergenza. “Legalmente possono farlo, secondo la Costituzione ungherese”, ha osservato Rasz, spiegando che questo conferirebbe al premier ampi margini di manovra, incluso il possibile rinvio delle consultazioni. I sondaggi recenti mostrano un calo di consensi per il partito Fidesz di Orban, che rischia di perdere il potere dopo quasi quindici anni di governo ininterrotto.
Interrogato sulla consapevolezza di Vucic riguardo a una possibile operazione sotto falsa bandiera, l’esperto ha risposto che il presidente serbo “sicuramente sapeva cosa stava per accadere”. Resta da vedere “quanto lontano è disposto ad arrivare nel sostenere Orban”, ha aggiunto Rasz, sottolineando l’importanza della pressione internazionale per prevenire escalation pericolose. La situazione è particolarmente delicata perché, come ha notato l’analista, la Russia ha catturato così tanto equipaggiamento militare ucraino da poter facilmente contrabbandare armi in Serbia per simulare un’attribuzione a Kyiv.
Contesto geopolitico e reazioni internazionali
Lo scenario si inserisce in un quadro geopolitico già teso: lunedì scorso, dopo una telefonata con il leader del Cremlino Vladimir Putin, il presidente Vucic ha annunciato che la Serbia ha concluso un accordo con la Russia per l’importazione di gas per tre mesi. Parallelamente, giovedì il primo ministro Orban ha chiesto la revoca immediata delle sanzioni contro l’energia russa, citando la crisi energetica globale. Queste mosse rafforzano i legami tra Budapest, Belgrado e Mosca, isolandole ulteriormente dalle posizioni dell’Unione Europea.
Da parte ucraina, il ministero degli Esteri ha lanciato una trasmissione online 24/7 chiamata “Hungarian Radio Ukraine” in risposta a quelle che definisce “dichiarazioni assurde” da parte di funzionari ungheresi. Mentre l’esperto Rasz osserva che è positivo che non ci sia stata alcuna esplosione (evitando conseguenze devastanti), avverte che l’operazione sotto falsa bandiera risulterebbe meno efficace senza un evento drammatico, ma la semplice scoperta dell’esplosivo potrebbe comunque essere strumentalizzata. Indipendentemente dagli esiti del consiglio di difesa di oggi, conclude l’analista, il presunto attacco alle infrastrutture energetiche a una settimana dalle elezioni “serve solo agli interessi di Viktor Orban, e di nessun altro”.