Magyar deve affrontare sfide enormi per governare l’Ungheria dopo le elezioni del 12 aprile

05.04.2026 17:35
Magyar deve affrontare sfide enormi per governare l’Ungheria dopo le elezioni del 12 aprile

Il partito di opposizione ungherese Tisza guida nei sondaggi in vista delle elezioni del 12 aprile

Un’alleanza portata avanti dal principale partito di opposizione ungherese, Tisza, con alla guida Péter Magyar, si posiziona nettamente in testa nei sondaggi per le elezioni parlamentari del prossimo 12 aprile. Questo potrebbe segnare, per la prima volta dal 2010, un cambiamento alla guida del paese, lontano da Viktor Orbán. Tuttavia, anche una vittoria elettorale potrebbe non essere sufficiente per attuare le necessarie riforme strutturali. Infatti, Magyar si troverebbe a fronteggiare una significativa complessità nel governare, principalmente a causa delle riforme che Orbán e il suo partito Fidesz, di estrema destra, hanno implementato negli ultimi 15 anni, assicurandosi il controllo di molte istituzioni pubbliche, riporta Attuale.

Una delle prime misure adottate da Orbán è stata l’approvazione nel 2011 di una riforma costituzionale che ha esteso le “leggi cardinali” a quasi ogni aspetto della vita pubblica, richiedendo una maggioranza di due terzi per l’approvazione delle riforme, non solo in ambito elettorale, giudiziario e mediatico, ma anche nelle politiche familiari e nella relazione tra Stato e Chiesa. Da quel momento, Orbán ha minato il rispetto dello Stato di diritto e delle libertà civili in Ungheria.

Magyar si troverà quindi nella necessità di riformare ampiamente queste aree per poter accedere a fondi europei bloccati a causa delle pratiche autoritarie del governo di Orbán. Secondo le attuali proiezioni, però, Tisza otterrebbe solo una maggioranza semplice in parlamento, insufficiente per attuare cambiamenti legislativi significativi.

Anche se Magyar dovesse riuscire a far approvare alcune riforme, queste potrebbero essere ostacolate dai principali organi giurisdizionali del paese. Giudici e funzionari, tra cui il procuratore generale Péter Polt, il presidente della Corte suprema András Varga e i membri della Corte costituzionale, sono stati tutti nominati da Orbán, creando un’alleanza che potrebbe rendere problematico il processo legislativo.

Se diventasse primo ministro, una delle prime sfide sarebbe l’approvazione della legge di bilancio, un compito difficile visto che il Consiglio di bilancio, composto da fedelissimi di Orbán, ha potere di veto. L’attuale presidente, Tamás Sulyok, ha anche il potere di avviare elezioni anticipate se il governo non riesce a far approvare la legge di bilancio, potenziando il controllo di Orbán anche attraverso le recenti modifiche alle procedure di rimozione presidenziale.

In un contesto complesso, Magyar potrebbe trovarsi a gestire una situazione simile, se non più difficile, a quella del primo ministro polacco Donald Tusk, il cui governo di centrodestra ha trovato ostacoli nella messa in atto delle riforme promesse per contrastare il precedente regime di Diritto e Giustizia. La scarsa possibilità di portare avanti riforme significative richiede una strategia ben ponderata da parte di Magyar per affrontare la sfida di un governo sempre più controllato dalle istituzioni create dalla precedente amministrazione.

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