Il politologo russo: «Mosca è una polizza assicurativa per Pechino»

21.05.2026 09:15
Il politologo russo: «Mosca è una polizza assicurativa per Pechino»

Le nuove dinamiche geopolitiche tra Russia e Cina

In un’intervista esclusiva, Marat Bashirov, ex deputato di Russia Unita e noto politologo, discute le conseguenze del recente vertice tra Xi Jinping e Vladimir Putin. Bashirov sottolinea che le affermazioni più significative di Xi riguardano la “legge della giungla”, evidenziando una situazione internazionale caratterizzata dal dominio del più forte e la disintegrazione del sistema tradizionale delle relazioni internazionali, riporta Attuale.

Bashirov evita di asserire chi ne tragga maggiore beneficio, ma osserva che l’Ucraina è stata esclusa dalle discussioni tra Stati Uniti, Cina e Russia. Tuttavia, la sua intervista rivela dubbi anche nelle convinzioni consolidate dell’analista. Il politologo analizza l’importanza delle recenti interazioni tra i leader mondiali e i loro effetti sulle relazioni post-sovietiche.

Il significato della visita di Putin in Cina, secondo Bashirov, risiede nel primo documento ufficiale che descrive le nuove regole di un mondo multipolare. Al termine dell’incontro, sono stati firmati circa venti accordi tra i due paesi, segno di un’accelerazione nei rapporti bilaterali.

Contrariamente alla visita di Donald Trump, che ha visto l’accoglienza da parte di alto funzionari cinesi, Putin ha ricevuto un trattamento diplomatico simile. “È senza senso confrontare il livello gerarchico delle autorità cinesi”, afferma Bashirov, spiegando che l’importanza dei rapporti personali tra Putin e Wang Yi, il ministro degli Esteri cinese, non deve essere sottovalutata.

Il politologo approfondisce anche le implicazioni della “legge della giungla” e i critiche indirizzate agli Stati Uniti. Bashirov suggerisce che la Cina sta lentamente asserendo il proprio egualitarismo rispetto agli USA, specialmente nella questione di Taiwan, e rimarca come la Russia e la Cina stiano respingendo la violazione delle norme internazionali da parte degli Stati Uniti.

Rispondendo alla domanda se la visita di Trump avesse l’intenzione di separare Cina e Russia, il politologo afferma che Trump doveva trovare un compromesso, sapendo che non recarsi in Cina sarebbe stato percepito come un segnale di debolezza. La sua visita portava anche l’obiettivo di politica interna, con l’invito a Xi di recarsi negli Stati Uniti a settembre come dimostrazione delle tensioni geopolitiche.

Nonostante le speranze iniziali, Bashirov considera che i rapporti tra Mosca e Washington ora tendano a focalizzarsi su argomenti di natura economica piuttosto che politica. Accordi nel settore energetico sono in fase di esplorazione, ma nulla di concreto sembra emergere dal dialogo attuale.

Concludendo, Bashirov esprime preoccupazione per un potenziale sbilanciamento nelle relazioni tra Russia e Cina. “Cosa farebbe la Cina senza la Russia come partner energetico?” domanda retoricamente, evidenziando la waning dell’egemonia russa in alcuni settori, pur riconoscendo l’importanza della Russia per la sicurezza energetica della Cina e viceversa.

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