L’Armenia sceglie tra integrazione europea e ritorno all’influenza russa

19.05.2026 09:10
L’Armenia sceglie tra integrazione europea e ritorno all’influenza russa
L’Armenia sceglie tra integrazione europea e ritorno all’influenza russa

Le elezioni parlamentari previste in Armenia il 7 giugno 2026 stanno assumendo un significato che va ben oltre la normale competizione politica interna. Per la prima volta dalla perdita definitiva del controllo sull’Artsakh nel 2023, il voto appare come un vero referendum nazionale sull’orientamento geopolitico del Paese: integrazione europea oppure ritorno alla dipendenza strategica da Mosca.

Negli ultimi mesi il primo ministro Nikol Pashinyan ha trasformato la politica di diversificazione diplomatica in una piattaforma apertamente europeista. Dopo i recenti vertici Armenia-UE e della Comunità Politica Europea ospitati a Erevan il 4 e 5 maggio 2026, il leader del partito Contratto Civico ha indicato esplicitamente l’adesione all’Unione europea come obiettivo strategico nazionale.

Questa svolta riflette un cambiamento profondo nella società armena. La guerra con l’Azerbaigian e l’assenza di un sostegno concreto da parte della Russia e dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva hanno incrinato la fiducia nell’alleanza tradizionale con Mosca. Questioni come corruzione e distribuzione del potere interno hanno lasciato spazio a un interrogativo molto più ampio: quale futuro geopolitico garantisce realmente sicurezza e sviluppo all’Armenia.

Il fronte filorusso perde compattezza e consenso

L’opposizione favorevole al mantenimento di stretti legami con la Russia si presenta frammentata. Se nelle elezioni del 2021 il blocco Armenia Alliance guidato dall’ex presidente Robert Kocharyan rappresentava il centro del campo filorusso, oggi la situazione è radicalmente cambiata.

La nuova coalizione Strong Armenia, associata all’imprenditore Samvel Karapetyan, è diventata la principale forza dell’opposizione orientata verso Mosca, puntando soprattutto su temi economici piuttosto che sul revanscismo territoriale. Anche Prosperous Armenia mantiene una presenza significativa grazie a una piattaforma populista e sociale.

Nel frattempo il blocco di Kocharyan registra un netto declino nei sondaggi. Diverse rilevazioni collocano la coalizione tra il 4,4% e il 9,1%, mettendo persino in dubbio il superamento della soglia parlamentare. Al contrario, il partito di Pashinyan resta stabilmente in testa con percentuali comprese tra il 32,5% e il 44,9%.

Corruzione, scandali e legami con Mosca indeboliscono il blocco “Armenia”

Il calo di consenso del blocco “Armenia” è aggravato da una lunga serie di controversie politiche e giudiziarie. Robert Kocharyan continua a essere associato alla repressione delle proteste del 1° marzo 2008, culminata con la morte di dieci persone. La procura armena lo ha inoltre accusato pubblicamente di aver ricevuto tangenti milionarie legate a interessi nel settore minerario.

Anche altre figure chiave della coalizione sono coinvolte in scandali rilevanti. L’ex ministro della Difesa Seyran Ohanyan è accusato di abuso d’ufficio e operazioni immobiliari illegali, mentre Artsvik Minasyan è collegato a controversi progetti edilizi e decisioni ambientali contestate.

Sul piano politico, la coalizione continua a sostenere che soltanto la Russia possa garantire la sicurezza armena. Tuttavia, questo argomento appare sempre meno convincente per una parte crescente dell’elettorato, soprattutto dopo il mancato intervento russo durante il conflitto con l’Azerbaigian tra il 2020 e il 2023.

Ulteriori interrogativi emergono anche sui presunti contatti tra Kocharyan e ambienti del Cremlino. Secondo informazioni circolate nei media armeni, l’ex presidente avrebbe incontrato a Mosca Sergey Kiriyenko nell’autunno 2025 per discutere strategie elettorali e sostegno finanziario alla consolidazione del fronte filorusso.

La società armena guarda sempre più verso l’Europa

La trasformazione del dibattito politico riflette un cambiamento più profondo nella percezione pubblica. Sempre più elettori sembrano associare l’integrazione europea a stabilità istituzionale, investimenti e modernizzazione, mentre il modello di dipendenza da Mosca viene collegato a stagnazione, vulnerabilità e isolamento geopolitico.

La retorica revanscista sull’Artsakh, che per anni ha rappresentato uno dei principali strumenti mobilitanti dell’opposizione, perde efficacia in un contesto segnato dalla stanchezza sociale e dalla ricerca di normalizzazione regionale. Pashinyan insiste sulla necessità di consolidare una pace duratura con Baku, anche attraverso riforme costituzionali interne.

Nonostante circa un terzo degli elettori resti indeciso, il quadro generale suggerisce che l’Armenia stia entrando in una nuova fase politica. Le elezioni del giugno 2026 non determineranno soltanto la composizione del parlamento, ma definiranno anche se Erevan intende proseguire verso un modello europeo di sviluppo oppure tornare sotto la tradizionale sfera d’influenza russa.

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