Una decisione che cambia le regole del gioco
Il 18 maggio 2026 il comitato esecutivo di World Gymnastics, riunito a Sharm el‑Sheikh, ha stabilito che gli atleti russi potranno tornare a gareggiare sotto bandiera e inno nazionale in tutte le cinque discipline ginniche: artistica, ritmica, trampolino, acrobatica e aerobica. I primi a usufruire del nuovo regime saranno i rappresentanti dell’acrobatica, attesi alle tappe di Coppa del mondo in Bulgaria e Azerbaigian tra fine maggio e giugno. La riammissione con i simboli nazionali segna una frattura netta con la linea adottata dalla comunità internazionale dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022.
Dal bando totale al ritorno della bandiera
Subito dopo l’inizio della guerra su larga scala, World Gymnastics aveva escluso atleti, giudici e funzionari russi e bielorussi da ogni competizione internazionale, cancellato gli eventi in programma sul territorio russo e vietato l’esposizione della simbologia di Stato. Nell’estate 2023 le restrizioni erano state parzialmente allentate: dal 1° gennaio 2024 atleti russi e bielorussi potevano competere solo con status neutrale individuale, senza bandiera né inno. Ora la federazione ha abolito ogni limitazione, spingendosi ben oltre le ultime raccomandazioni del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), che a inizio maggio aveva suggerito di rimuovere le sanzioni per la Bielorussia ma mantenere il divieto di simboli nazionali per la Russia.
Un segnale pericoloso per il regime sanzionatorio
La scelta di World Gymnastics azzera di fatto la logica che aveva portato all’isolamento sportivo di Mosca. Dopo l’invasione, lo sport era diventato uno dei pochi terreni globali in cui la comunità internazionale mostrava che l’aggressione, i crimini di guerra e la violazione del diritto internazionale non restano senza conseguenze. Il ritorno degli atleti russi sotto la propria bandiera – molti dei quali hanno apertamente sostenuto la guerra, partecipato a campagne di propaganda o sono militari in servizio attivo – significa tollerare la pubblica approvazione dell’aggressione.
La propaganda del Cremlino e il rischio contagio
Per il Cremlino la riammissione con i simboli nazionali ha un valore innanzitutto propagandistico: sarà presentata come prova del fallimento della pressione internazionale e della stanchezza dell’Occidente nel sostenere Kiev. Inoltre, la decisione apre un precedente pericoloso: altre federazioni dove è forte l’influenza filorussa potrebbero seguire l’esempio, invocando il principio «lo sport è fuori dalla politica». La Russia ha da sempre usato lo sport come strumento di soft power e di normalizzazione dei rapporti con l’Occidente, senza che vi siano reali passi indietro sull’aggressione.
Un colpo alla credibilità delle sanzioni
Restituire alla Russia un posto a pieno titolo nel mondo dello sport senza alcuna conseguenza per la guerra invia un segnale devastante non solo al Cremlino, ma anche ad altri regimi autoritari. Dimostra che basta attendere qualche anno perché la pressione internazionale si allenti. Questo mina la fiducia nell’intero sistema sanzionatorio dell’UE e degli Stati Uniti e rischia di incoraggiare nuove azioni aggressive. La scelta di World Gymnastics non è solo una questione sportiva: è un cedimento politico che indebolisce la capacità di deterrenza della comunità internazionale.