Roma, 19 dicembre 2025 – Siamo al centro di un vero e proprio “flunami”. Ovvero di uno “tsunami influenzale”. Non usa mezzi termini Matteo Bassetti, direttore Malattie infettive dell’ospedale policlinico San Martino di Genova, commentando l’ultimo aggiornamento della sorveglianza RespiVirNet dell’ISS, che segnala una crescita della curva epidemica (oltre 816mila casi di sindromi respiratori acute in una settimana, quasi 100mila in più rispetto alla settimana precedente). E “il peggio deve ancora arrivare – dice Bassetti –. Considerando che siamo a meno di un terzo probabilmente di quello che sarà il bilancio finale dell’influenza, direi che siamo solo all’inizio”, riporta Attuale.
Non solo la variante K, casi gravi di H1N1
Non c’è solo l’H3N2, con la variante K, che l’infettivologo non esita a definire “super flu”, per il suo grado di resistenza ai vaccini e al sistema immunitario naturale. “Stiamo vedendo in ospedale numerosi casi di H1N1 gravi, con polmoniti, con forme impegnative, gravi. Quindi è giusto parlare di H3N2, ma non solo. Perché purtroppo insieme ad H3N2 c’è anche H1N1 che è l’altro virus dell’influenza A: insieme competono e creano una miscela esplosiva”. Un “flunami” appunto. “Non c’è nessun Paese risparmiato”, osserva l’esperto. Secondo Bassetti ci sono le premesse per entrare in una vera pandemia influenzale “come non se ne vedevano da anni. L’ultima che ricordo è forse quella del 2009″.
Il picco a gennaio
L’epidemia potrebbe crescere la prossima settimana, con cenoni di Natale e le famiglie che si riuniscono: a tavola tanti bambini, spesso paucisintomatici ma veicolo di contagio. Il picco è atteso nella prima e seconda settimana di gennaio. “Sarà lunga e molto impegnativa e non si potrà dire che non l’avevamo detto, perché è da agosto che invitiamo a stare attenti a quella che sarà una stagione influenzale brutta e pesante. Chi ha saputo ascoltare si è vaccinato, si è protetto, chi ha preferito fare orecchie da mercante, evidentemente ne subisce le conseguenze”.
Variante K, più contagiosa ma non più grave
Bassetti allarmista? Predica attenzione anche Fabrizio Pregliasco, direttore scientifico di Osservatorio Virusrespiratori.it, e direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva all’università Statale di Milano, in particolare sulla variante K dell’H3N2: “Non deve allarmare, ma va presa molto sul serio”. Anche se, lo afferma l’Istituto Superiore di Sanità, non è associata a sintomi più gravi, ha un elevato grado di trasmissibilità. “Si tratta di un ceppo che si diffonde con grande facilità e che sta sostenendo un’epidemia influenzale più precoce e intensa del solito”, precisa Pregliasco.
Sì ai vaccini anche adesso
Il virologo invita anche i ritardatari a vaccinarsi. “Anche a stagione iniziata è utile – assicura – Il vaccino non solo riduce il rischio di ammalarsi gravemente, ma contribuisce a limitare la circolazione del virus, proteggendo indirettamente anche chi è più vulnerabile”. E bastano pochi giorni perché l’organismo sviluppi una risposta protettiva. La vaccinazione “assume un valore che va oltre la protezione individuale: è un gesto di responsabilità verso la famiglia e la comunità”.
I numeri
Ma vediamo i dati. La scorsa settimana il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità ha registrato oltre 816 mila casi di sindromi respiratori acute, quasi 100 mila in più rispetto alla settimana precedente. I bambini sotto i 4 anni risultano la fetta di popolazione più colpita. Se nella popolazione generale si è osservata un’incidenza di 14,7 casi ogni mille abitanti, nei più piccoli la quota è tripla (42 casi per mille). L’epidemia è esplosa in Sardegna con oltre 23 casi su mille e Campania (21). Intensità alta anche in Sicilia (17,61 casi per mille).
Oltre il 40% delle infezioni sono riconducibili a virus influenzali e, tra questi, in più della metà dei casi si tratta del nuovo ceppo K del virus A/H3N2, che è ormai dominante. Anche se particolarmente contagiosa, la variante K non mostra “un aumento nella severità delle manifestazioni cliniche”, e il vaccino – stando ai primi dati – se non previene l’infezione, sembra in grado di proteggere dall’ospedalizzazione, ovvero da sintomi più gravi.