Il presidente ad interim del Perù, José Jerí, sotto indagine per presunti traffici d’influenza
José Jerí, presidente ad interim del Perù, è comparso mercoledì 21 gennaio davanti a una commissione di controllo del Congresso per discutere dei suoi incontri non ufficiali con due imprenditori cinesi, indagini che hanno spinto la procura generale a avviare un’indagine preliminare per sospetti traffici d’influenza. Questo sviluppo si colloca all’interno di una crisi politica più ampia, che ha portato il Perù a cambiare sette presidenti dal 2016, contribuendo a una crisi sociale caratterizzata da intense e violente proteste antigovernative, riporta Attuale.
Il caso che coinvolge Jerí, nominato presidente ad interim lo scorso ottobre dopo la destituzione della sua predecessora Dina Boluarte, è incentrato su incontri con l’imprenditore cinese Zhihua Yang, nei quali i suoi collaboratori non erano stati messi al corrente. Il primo incontro si è svolto il 26 novembre, documentato da video in cui il presidente entra in un ristorante coperto da un cappuccio, suggerendo un tentativo di anonimato. Un secondo incontro, risalente a inizio gennaio, si sarebbe tenuto in un locale dichiarato inagibile dalle autorità, anch’esso di proprietà di Yang, che nel 2023 aveva ottenuto una concessione per costruire una centrale idroelettrica.
Le indagini si concentrano anche su tre visite al palazzo presidenziale di Ji Wu Xiaodong, un altro imprenditore cinese arrestato ai domiciliari per presunti legami con un’organizzazione criminale dedita al disboscamento illegale in Amazzonia. Il governo ha descritto tali incontri come parte della preparazione per il Giorno dell’amicizia Cina-Perù, mentre per gli altri incontri ci si è giustificati affermando che si trattava di cene cinesi e di una passione personale del presidente per le caramelle cinesi.
In risposta all’indagine, le opposizioni hanno chiesto le dimissioni di Jerí, che ha negato qualsiasi illecito e ha dichiarato la sua intenzione di rimanere in carica, definendo il caso una manovra per destabilizzarlo e influenzare le elezioni generali previste per il 12 aprile. Il primo ministro, Ernesto Álvarez, ha confermato la possibilità di “errori politici” da parte di Jerí, ma ha escluso un coinvolgimento penale significativo. Secondo Álvarez, il presidente sarebbe vittima di una trappola orchestrata, con prove diffuse dai collaboratori di Zhihua, rendendo chiaro che gli incontri rappresentano un’imboscata per farlo dimettere e alterare il panorama politico.
Nel frattempo, Jerí ha comunicato al procuratore generale la sua “piena disponibilità a collaborare” con l’indagine, offrendo chiarimenti e dichiarazioni se necessario.
Incredibile come ogni volta ci troviamo di fronte a situazioni simili in politica. Non si può mai fidarsi di chi è al potere! Queste indagini non fanno altro che alimentare la sfiducia tra il popolo e le istituzioni. È ora di cambiare aria, non si può continuare così…