Pubblicazione dei documenti su Jeffrey Epstein solleva interrogativi sulla trasparenza
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha reso pubblico, venerdì sera, un vasto archivio di documenti riguardanti Jeffrey Epstein, il finanziere accusato di sfruttamento sessuale di minori. Il politologo Ian Bremmer ha commentato con sarcasmo su X, evidenziando il contenuto censurato di tali documenti, con il suo post che recitava: «Wow, è molto di più di quanto mi aspettassi», riporta Attuale.
Questa pubblicazione rappresenta il secondo grande lotto di materiale relativo al caso Epstein, reso pubblico grazie a una legge del Congresso. Sebbene il documento non riveli nuove informazioni, include numerose censure; secondo la Bbc, almeno 550 pagine sono «completamente oscurate» e molte altre parzialmente.
Bremmer ha espresso dubbi sulla motivazione dietro le censure, sottolineando che pagine e immagini possono essere oscurate per motivi di sicurezza o per proteggere le vittime, ma suggerendo anche che l’amministrazione potrebbe star tergiversando. «C’è un grande rischio, spiega Bremmer, che si possano verificare leak di informazioni importanti». La pressione per una maggiore trasparenza aumenta, con alcuni scommettendo su una possibile diffusione di informazioni riservate.
La pubblicazione di questi documenti ha scatenato accuse secondo cui i Democratici stiano amplificando la questione. «I Democratici potrebbero esagerare, ma non più di quanto abbia fatto Trump», suggerisce Bremmer, evidenziando che Trump stesso aveva utilizzato il caso Epstein per capitalizzare sul malcontento pubblico, affermando di essere l’unico in grado di combattere le élite corrotte. La sua base di sostenitori, incline al complottismo, considera già Epstein un tema controverso sul quale le élite avrebbero cercato di insabbiare informazioni.
Considerando il panorama politico attuale, Bremmer avverte che, nonostante Trump sia stato coinvolto in vari scandali senza conseguenze apparenti, questa situazione potrebbe avere effetti diversi. «Il caso Epstein tocca nervi sensibili per i sostenitori di Trump», afferma, facendo riferimento al fatto che per molti di loro l’assalto del 6 gennaio non rappresentava nulla di male. Diverse figure politiche vicine a Trump, come Pam Bondi, hanno già manifestato cambiamenti di posizioni riguardo al caso, creando imbarazzo per l’amministrazione.
Infine, l’impatto potenziale di questa vicenda sulle elezioni di metà mandato è incerto. «Trump è particolarmente impopolare per questioni economiche e violenze causate dall’Ice. Tuttavia, in seno alla sua base, il caso Epstein potrebbe demotivare alcuni a recarsi alle urne, alimentando la convinzione che “tutti i politici siano corrotti”», conclude Bremmer.