Israele riconosce il Somaliland per contrastare gli Houthi e contenere l’influenza turca

29.12.2025 23:25
Israele riconosce il Somaliland per contrastare gli Houthi e contenere l'influenza turca

Accordo Militari tra Israele, Grecia e Cipro: nuova fase nel Grande Gioco

Nel contesto del crescente interesse strategico nel Mediterraneo e nel Corno d’Africa, è stato ufficializzato un patto di collaborazione militare tra Israele, Grecia e Cipro. Questo accordo prevede attività di addestramento, scambio di informazioni e condivisione di strategie, con la possibilità che si formino forze di intervento rapide composte da 2.500 militari dei tre Paesi, riporta Attuale.

L’intesa si articola su tre fronti significativi. In primo luogo, le forze israeliane hanno effettuato ripetuti addestramenti a Cipro, replicando operazioni contro Hezbollah e preparando manovre da attuare in caso di escalation con l’Iran. In secondo luogo, la nuova alleanza si configura come una risposta alle ambizioni turche, attive nel Mediterraneo e nella vicina Siria. Infine, storicamente, Francia, Egitto ed Emirati hanno collaborato con Grecia e Cipro nella regione, mostrando un crescente pragmatismo contrapposto all’influenza dell’Islam politico.

Nonostante la crescente rivalità, gli Emirati mantengono forti interessi economici in Turchia. Il quadro turiaco è aggravato dalla recente decisione di Israele di riconoscere il Somaliland, una regione nel nord-ovest della Somalia, unico stato a farlo al mondo, aprendo a potenziali vantaggi economici e strategici. Questa mossa potrebbe facilitare l’uso dei porti di Berbera, gestiti dall’ente portuale di Dubai, che potrebbero servire da avamposto per le operazioni militari israeliane contro gli Houthi filoiraniani, che hanno minacciato ritorsioni in risposta a tali sviluppi.

La crescente cooperazione con il Somaliland segna una nuova fase nei rapporti tra Israele e gli Emirati, che hanno creato basi strategiche nella regione in competizione con Turchia e Qatar. Quest’ultima, dal canto suo, ha consolidato la sua presenza in Somalia attraverso investimenti in infrastrutture e formazione militare. In aggiunta, le Forze Armate turche hanno ampliato la loro influenza in diverse aree del paese africano, un attore critico nell’attuale geopolitica della regione.

A complicare ulteriormente la situazione, gli Stati Uniti intensificano le loro operazioni contro il gruppo militante degli Shabaab, ritenuti una minaccia significativa per la stabilità della Somalia. Nonostante questo contesto di tensioni, il presidente Donald Trump ha mostrato scetticismo riguardo al riconoscimento formale del Somaliland, data la complessità delle dinamiche interne e dei conflitti tra clan.

Le critiche al governo Netanyahu non si sono fatte attendere, evidenziando la reazione internazionale contro il riconoscimento del Somaliland, con regimi e milizie che si uniscono nel rifiuto di questa decisione. Le speculazioni sul potenziale trasferimento di palestinesi da Gaza offrono un ulteriore incentivo alle tensioni regionali, mentre gli sforzi per mantenere il controllo su rotte commerciali fondamentali, come dimostrano le basi militari a Gibuti, sono al centro dell’attenzione globale.

In questa complessa scacchiera geopolitica si inserisce l’Etiopia, che cerca l’accesso al mare. La sua iniziativa per ottenere un corridoio marittimo attraverso Berbera è stata ostacolata dalla crescente influenza turca, accentuando le relative tensioni con l’Eritrea. Le relazioni tra etiopi e israeliani, costellate di storia di cooperazione e dissidi, continuano a evolversi, mentre gli Emirati mantengono una connessione strategica tramite voli commerciali che estendono una rete fino al Sudan, sostenendo le milizie ribelli Rfs. La contesa fra gli egiziani ed etiopi per la diga sul Nilo rimane un altro punto critico, evidenziando la fragilità dei rapporti regionali.

La rivalità tra Emirati e Arabia Saudita si intensifica nello Yemen, con l’offensiva del movimento Stc, sostenuto dagli Emirati, contro il governo sostenuto da Riad, sicché si profila un’escalation della competizione strategica e di dominio nella regione, sigillata dall’occupazione dell’isola di Socotra. Mentre l’approccio emiratino si fa sempre più aggressivo, i sauditi cercano di contenere le tensioni con un’attenzione crescente alla stabilità interna.

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