Trump minaccia la Groenlandia e impone dazi all’Europa, ma si raggiunge un accordo
Il presidente americano Donald Trump ha recentemente minacciato di prendere la Groenlandia con la forza e di imporre ulteriori dazi su otto Paesi europei, lasciando il governo autonomo dell’isola a prepararsi per uno “scenario peggiore”. La Danimarca ha manifestato preoccupazione per la perdita di controllo su un “Territorio speciale” nell’Artico, reso evidente da analisi sull’ipotetica fine dell’Alleanza Atlantica. Tuttavia, a Davos, Trump ha dichiarato di aver siglato un accordo quadro con il segretario della Nato, Mark Rutte, riducendo immediatamente la tensione e facendo risalire i mercati. Questa evoluzione lascia presagire un impatto profondo sugli equilibri internazionali, riporta Attuale.
Contrariamente alle aspettative iniziali, non ci sono stati sviluppi drammatici. Trump ha replicato strategie simili a quelle dello scorso anno, alzando il tono sulle questioni della Groenlandia. Sebbene molti diplomatici non credessero a una reale azione militare, la situazione è cambiata dopo il raid in Venezuela del 3 gennaio scorso. Il vice presidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio hanno respinto la proposta dei ministri danesi e groenlandesi di costruire basi militari, insistendo sul rispetto della sovranità della Groenlandia.
La trattativa è stata guidata dal primo ministro olandese Rutte, il quale ha cercato di contenere le tensioni trasformando un potenziale scontro diretto con Trump in una questione di “sicurezza nell’Artico”. Rutte ha ottenuto il consenso per rappresentare tutti i partner, proponendo un coinvolgimento attivo degli alleati e consentendo agli Stati Uniti un accesso diretto in Groenlandia senza bisogno di acquisirne la proprietà, salvo per i territori occupati dalle basi militari.
Nonostante il clima teso, l’ex premier groenlandese Jens Frederik Nielsen aveva ribadito ai suoi compatrioti la necessità di “prepararsi allo scenario peggiore”, in riferimento a una possibile operazione militare americana. La Danimarca ha tentato di rispondere con una esercitazione militare, ma l’iniziativa ha raccolto solo un modesto numero di adesioni. I leader dell’Unione Europea hanno quindi dovuto affrontare l’imprevedibile manovra di Trump, vivendo ora un senso di sollievo a Bruxelles e nelle capitali principali.
Ma è davvero un successo? I leaders europei, inclusi Macron e Ursula von der Leyen, hanno tentato di contenere i danni, una strategia che, sebbene possa sembrare una vittoria, solleva interrogativi sulla capacità di fronteggiare gli eventi futuri nel contesto della competizione tra Stati Uniti, Russia e Cina.