Israele vieta a decine di ong di operare nella Striscia di Gaza dal 1° gennaio 2026

31.12.2025 07:35
Israele vieta a decine di ong di operare nella Striscia di Gaza dal 1° gennaio 2026

Israele revoca licenze a ONG operanti nella Striscia di Gaza

Il governo israeliano ha comunicato a diverse organizzazioni non governative (ONG) impegnate nell’assistenza umanitaria che a partire dal 1° gennaio 2026 non potranno più operare all’interno della Striscia di Gaza, riporta Attuale.

Secondo le autorità israeliane, queste ONG non soddisfano i nuovi requisiti imposti per operare nel territorio, inclusi Cisgiordania e Gerusalemme Est, considerati territorio palestinese dalla legge internazionale. In particolare, il governo accusa le organizzazioni di non aver fornito informazioni adeguate per dimostrare che i loro dipendenti non abbiano legami con gruppi terroristici palestinesi. Le nuove norme per l’assistenza umanitaria sono state introdotte un anno fa.

Il provvedimento, annunciato dal ministero degli Affari della diaspora e del contrasto all’antisemitismo, colpirà una trentina di organizzazioni internazionali tra cui ActionAid, l’International Rescue Committee e il Norwegian Refugee Council. A partire dal 1° gennaio, le loro licenze saranno revocate e dovranno terminare tutte le attività entro due mesi, quindi entro marzo.

Israele da tempo accusa le ONG operative nella Striscia di Gaza di avere rapporti con Hamas, che controlla il territorio dal 2007. Chi svolge attività umanitaria nella Striscia si trova spesso a operare in contatto diretto con il gruppo. Le ONG interessate dalla decisione sono circa una trentina. I ministeri degli Esteri di Regno Unito, Francia, Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Giappone, Norvegia, Svizzera e Svezia hanno dichiarato che l’interruzione forzata delle attività delle ONG avrà un grave impatto sull’accesso della popolazione della Striscia ai servizi essenziali, come le cure mediche.

La situazione a Gaza, a due mesi dall’ultimo cessate il fuoco, rimane disastrosa. Oltre un milione e mezzo di persone, su un totale di circa 2 milioni, sono in condizioni di grave insicurezza alimentare, secondo il consorzio Integrated Food Security Phase Classification, che comprende 21 organizzazioni e istituzioni intergovernative, tra cui varie agenzie delle Nazioni Unite.

Il governo israeliano ha ribadito che il divieto imposto alle ONG non influenzerà l’assistenza umanitaria nella Striscia, che potrà continuare solo attraverso «canali approvati dal governo», come le agenzie delle Nazioni Unite e «partner bilaterali». Nel corso dell’ultimo anno, un canale di questo tipo è stata la Gaza Humanitarian Foundation, ONG controversa creata da Israele per distribuire cibo nella Striscia, nei cui punti di raccolta sono stati uccisi centinaia di civili palestinesi.

Le nuove normative per l’assistenza umanitaria nei territori palestinesi sono rigide e soggette a vaghi criteri di interpretazione da parte delle autorità israeliane. Tra i motivi per cui a un’ONG può essere vietato di operare vi è la presunta promozione di «campagne che delegittimano Israele», l’incitamento a boicottarne le attività, o il sostegno a iniziative legali contro le forze armate israeliane «in tribunali stranieri o internazionali».

1 Comments

  1. Incredibile come la politica possa influenzare la vita delle persone. Queste ONG erano spesso l’unico supporto per chi soffre a Gaza. La situazione sembra solo peggiorare e non so come possa rimanere indifferente chi ci governa… Queste scelte non possono essere giustificate.

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