Attacco americano in Venezuela: contraddizioni della politica estera di Trump

06.01.2026 15:55
Attacco americano in Venezuela: contraddizioni della politica estera di Trump

Contraddizioni nella Politica Estera di Trump: Da Isolazionista a Interventista

Il 3 gennaio 2025, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha effettuato un attacco militare in Venezuela, segnando un significativo cambiamento nella sua storica retorica isolazionista, riporta Attuale.

Da quasi dieci anni, Trump ha propugnato una visione politica concentrata sull’idea di “America First”, denunciando le spese eccessive per interventi militari all’estero e definendo le “guerre infinite” come avventure inutili. La sua accusa all’establishment politico tradizionale è stata quella di sprecare risorse in conflitti che non avrebbero apportato vantaggi per gli Stati Uniti.

In un discorso tenuto lo scorso maggio, Trump ha affermato: «Alla fine, i cosiddetti nation builder hanno devastato molte più nazioni di quelle che hanno costruito». Tuttavia, la sua amministrazione ha visto un’intensificazione delle operazioni militari: dall’attacco a gruppi radicali in Yemen, Iraq, Siria, Somalia e Nigeria, fino ai bombardamenti dei siti nucleari in Iran a giugno.

L’intervento in Venezuela rappresenta un radicale cambio di paradigma nella sua politica estera, poiché Trump ha non solo attaccato una nazione straniera per rovesciare il governo, ma ha anche espresso l’intenzione di “controllare” il paese, un approccio simile a quello dei nation builder che aveva criticato in passato.

Questa evoluzione nella strategia di Trump ha causato fratture all’interno del suo stesso movimento. Figure radicali del suo gruppo hanno espresso opposizione all’abbandono del principio isolazionista, accusandolo di essere diventato un globalista, un termine usato nella destra americana per denigrare l’élite che ignora i problemi interni del paese.

La dissonanza tra le parole e le azioni di Trump è evidente e suscita interrogativi sulla sua mancanza di una vera dottrina politica. La sua operatività si basa sulla reazione immediata più che su qualsiasi principio ideologico. Dopo aver inizialmente annunciato politiche protezionistiche, Trump ha proceduto a ridurre i dazi e ha abbandonato la guerra commerciale con la Cina.

Alcuni analisti sostengono che la visione isolazionista di Trump sia spesso fraintesa. Non si opponeva agli interventi militari per una questione di principio, ma in quanto scettico nei confronti dell’establishment della sicurezza nazionale, percepito come antagonista.

In base a un sondaggio condotto dal Ronald Reagan Institute, si osserva che la maggior parte degli americani, inclusi i sostenitori di Trump, supporta un ruolo attivo degli Stati Uniti a livello internazionale. Questa ricezione positiva può essere attribuita alla sua narrazione degli interventi come misure di “pacificazione”, applicando la sua filosofia di “pace attraverso la forza”, che prevede un approccio aggressivo per garantire una stabilità apparente.

Trump continua a rifiutare categorie rigide, dichiarando: «Lo decido io che cosa significa America First» quando interpellato sulla coerenza delle sue azioni con la sua dottrina. Questa flessibilità potrebbe essere interpretata come una strategia per mantenere l’adesione di un elettorato variegato e imprevedibile, sempre alla ricerca di novità e opportunità.

1 Comments

  1. Ma dai, Trump che attacca il Venezuela? È una cosa incredibile! 😳 Ha sempre parlato di isolamento e adesso fa il contrario. Ma sarà davvero la soluzione? Sembra più una mossa per fare un po’ di rumore che per dare stabilità. Cosa penseranno gli americani adesso? 🙄

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