Roma, 10 gennaio 2026 – La sanità italiana sta vivendo una fase critica caratterizzata da un significativo cambiamento demografico nei professionisti del settore. I medici stranieri rappresentano oltre il 10% della forza lavoro, secondo l’Amsi, l’Associazione dei medici di origine straniera in Italia. Mentre il numero di professionisti che emigrano verso l’estero aumenta, in particolare i giovani specialisti, si registra un’inversione di tendenza: molti medici che erano giunti in Italia per studiare stanno tornando nei loro Paesi d’origine. Secondo i dati aggiornati al 2025, circa seimila infermieri e quasi quattromila medici hanno lasciato l’Italia per cercare opportunità altrove, riporta Attuale.
La crisi del servizio sanitario nazionale è palpabile e ha portato a fenomeni come burnout e frustrazione tra i professionisti. Il sistema è descritto come logorato da una burocrazia pesante e da una pressione insostenibile, trasformando le sale operatorie in vere e proprie catene di montaggio. Questa situazione è sintomatica di una malattia profonda che affligge la sanità pubblica.
Attualmente, i professionisti sanitari di origine straniera in Italia sono oltre 123.810, fra cui 49.500 sono medici e 45.200 infermieri. I dati sono aggiornati a ottobre 2025. Foad Aodi, presidente dell’Amsi, sottolinea che il 65% di questi professionisti non possiede la cittadinanza italiana e, pertanto, non ha accesso ai concorsi pubblici. “Tra il 2023 e il 2025, oltre 5.200 reparti del nostro sistema sono stati salvati grazie all’intervento di professionisti stranieri”, ha dichiarato Aodi, evidenziando l’importanza del loro contributo.
Le regole per l’esercizio della professione
Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, la Federazione degli Ordini dei Medici e Odontoiatri, fa chiarezza: “I colleghi stranieri devono avere le stesse caratteristiche degli italiani per esercitare la professione. Il governo non deve prendere scorciatoie che potrebbero mettere a rischio i pazienti”. Il dibattito si incentra sulla necessità di garantire uguali diritti e obblighi tra professionisti nazionali e stranieri nel settore sanitario.
La deroga Covid e le verifiche sui titoli
Il tema della deroga introdotta durante l’emergenza Covid, che ha consentito l’accesso al sistema sanitario senza verifiche rigorose sui titoli accademici, è riemerso nel dibattito pubblico. Sono quasi 19.000 gli infermieri e 8.900 i medici che hanno fruito di queste deroghe dal 2020. La questione è diventata particolarmente urgente dopo il caso del San Raffaele di Milano, dove le modalità di assunzione sono state messe in discussione. Anelli ha affermato: “Il governo Conte ha creato una norma che sostanzialmente affermava: basta che arrivino. Comprendendo la drammaticità del momento, abbiamo accettato, ma ora la situazione è cambiata e il decreto è stato prorogato fino al 2029.”
Il contesto migratorio e le sfide future
Il profondo cambiamento nei professionisti sanitari in Italia è il risultato di diverse ondate migratorie. Dalla fine degli anni ’80, con l’arrivo di studenti, a flussi più recenti provenienti da aree colpite da conflitti, il panorama della sanità si è diversificato. Tuttavia, le difficoltà linguistiche rimangono un problema significativo, come sottolinea Aodi, che ha invitato il governo e le regioni ad assicurare formazione linguistica per i nuovi arrivati.
Prospettive future
La domanda ora è se l’Italia dovrà continuare a dipendere sempre più da medici e infermieri stranieri per far fronte alle sue emergenze sanitarie. Aodi evidenzia che, mentre alcuni Paesi hanno già implementato politiche di assunzione simili, l’Italia rischia di vedere un’emigrazione inversa, con professionisti italiani che tornano a casa e una crescente fuga di talenti. “La sanità italiana è in coma, e questa è l’unica soluzione attuale per rispondere all’emergenza”, conclude Aodi, augurandosi che i professionisti formati all’estero possano contribuire alla rinascita del sistema sanitario nazionale.