Medici e Infermieri Stranieri in Italia: Problemi di Riconoscimento e Fuga All’Estero
Roma, 10 gennaio 2026 – Il riconoscimento delle professionalità e dei titoli dei medici e degli infermieri stranieri che lavorano in Italia continua a rappresentare un problema cruciale. Recentemente, la legge di bilancio ha esteso fino al 2029 la possibilità di autocertificazione per questi professionisti. “Pensiamo al caso San Raffaele”, afferma Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed, mentre accende i riflettori sul decreto Cura Italia, riporta Attuale.
Secondo Amsi, migliaia di medici e infermieri operano in Italia in deroga, con un impatto significativo sulle strutture sanitarie. “In teoria, tutti quelli che non appartengono alla Comunità europea sono coinvolti. Tuttavia, vi sono commissioni istituite da alcune regioni attraverso l’Ordine dei medici che cercano di valutare la reale competenza in modo autonomo e non attraverso leggi statali”, continua Di Silverio.
Allo stesso tempo, alcune specialità mediche, come la medicina d’urgenza, non attirano più studenti locali. “È un problema che stiamo segnalando da tempo. La questione riguarda più il perché i nostri colleghi non vogliono lavorare in questo ambito, piuttosto che una mera questione di compenso”, sostiene Di Silverio.
La situazione attuale crea un’impasse. “Se oggi lavoro in un pronto soccorso, mi trovo di fronte a pazienti che non dovrebbero essere lì, creando un sovraffollamento insostenibile”, commenta. Questo porta a un allarme burnout, con il 65% del personale ospedaliero che affronta questa problematica, percentuale ancora più alta nei pronto soccorso.
“La nostra analisi indica che il pronto soccorso attuale non è più sostenibile. Spesso, i pazienti non urgenti si rivolgono comunque a queste strutture, creando ulteriori difficoltà organizzative”, avverte. “L’esempio lampante si registra in Calabria, dove molti medici cubani, dopo un anno e mezzo, hanno deciso di lasciare i pronto soccorsi per impieghi nel settore privato”, chiarisce.
Infine, si delinea un quadro di crescente insoddisfazione tra i professionisti sanitari, sia italiani che stranieri. “Se non si interviene urgentemente per riorganizzare il settore dell’emergenza in Italia, continueremo a vedere una fuga di più medici e infermieri, aggravando la scarsità di personale nei nostri ospedali”, conclude Di Silverio.