Bordighera (Imperia), 3 giugno 2026 – Si è avvalso della facoltà di non rispondere Emmanuel Iannuzzi, l’uomo accusato della morte della piccola Beatrice, 2 anni, figlia della compagna. L’avvocata Maria Gioffré ha spiegato che non era disponibile la documentazione necessaria per una difesa adeguata, mentre Emanuela Aiello, indagata in concorso per i maltrattamenti che avrebbero portato al decesso della minore, avvenuto il 9 febbraio scorso, ha fornito la sua testimonianza. Durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Massimiliano Botti, la donna ha negato qualsiasi responsabilità, riporta Attuale.
Nell’interrogatorio, Aiello ha risposto a tutte le domande del giudice, secondo quanto confermato dall’avvocato Laura Corbetta, che assiste la donna insieme al collega Bruno Di Giovanni. “Si è commossa a più riprese parlando della bambina”, ha aggiunto l’avvocato, sottolineando che il giudice ha compreso la situazione e ha permesso alla donna di uscire.
Alcune delle presunte violenze()
La madre di Bordighera ha negato di aver picchiato le figlie, dichiarando: “Non ho mai messo le mani addosso alle figlie e non ho mai assistito a episodi di violenza nei loro confronti”. Aiello ha scaricato la responsabilità sul compagno, sostenendo che lui si occupava della crescita delle bambine. “Con Iannuzzi stava cominciando una relazione, non era in un periodo di depressione, patologia di cui peraltro non ha mai sofferto”, ha aggiunto.
La procura: Aiello copriva il compagno
La procura di Imperia sospetta invece che Aiello abbia coperto Iannuzzi, poiché si trovava con lui la sera della morte di Beatrice. L’avvocato ha dichiarato: “Non lo ha fatto per proteggerlo. Ma tutto si è sviluppato in poco tempo, mentre lei era in un mix di paura e incredulità”. Quando ha chiamato il 118 il giorno successivo, Aiello ha riferito che la figlia era caduta dalle scale.
Il racconto delle sorelle alla pm: sevizie su Beatrice
Le presunte responsabilità di Aiello sarebbero emerse dal racconto delle figlie maggiori, di 9 e 7 anni, ascoltate con l’aiuto di uno psicologo dalla pm Veronica Meglio. Le bambine hanno narrato numerosi episodi in cui Iannuzzi avrebbe picchiato Beatrice. Secondo le loro testimonianze, Iannuzzi utilizzava schiaffi, un cavo di un caricabatterie, una cintura e una ciabatta, provocando ecchimosi e segni sul corpo della piccola. In alcuni casi, lo strattonamento dei capelli avveniva quando Beatrice non mangiava o perdeva l’equilibrio mentre camminava.
Anche la madre è accusata di maltrattamenti. Per passare del tempo con Iannuzzi, avrebbe lasciato le tre bambine da sole in casa, incaricando la figlia maggiore di prendersi cura delle più piccole.
La procura sostiene di disporre di video e foto che documenterebbero le violenze. Tra questi, un filmato in cui Iannuzzi sembra costringere Beatrice a fare uso di sostanze vietate.
“L’ex compagno crede ad Aiello”
Emanuela Aiello riceve sostegno dall’ex compagno e padre delle tre bambine, Maurizio Rao. I due si sono visti durante l’udienza per l’affidamento delle figlie. Secondo la legale di Aiello, Rao non ritiene che la compagna sia responsabile degli abusi, affermando che “non sarebbe mai stata violenta nei confronti delle figlie”. Durante l’udienza, la frase specifica che lui le ha rivolto è stata: “Dimmi la verità”, a cui Aiello ha risposto: “Non sono stata io”.
La mamma resta in carcere
Emanuela Aiello rimane in carcere, senza che la difesa abbia tentato di richiederne la scarcerazione. “Con un’accusa del genere, maltrattamenti aggravati dalla morte, non avrebbe avuto senso chiedere una misura alternativa”, ha spiegato l’avvocato. Per il momento, la difesa attende con pazienza gli atti relativi al caso.