L’Iran minaccia: «Attaccheremo le basi Usa e Israele se provocati»

11.01.2026 09:05
L'Iran minaccia: «Attaccheremo le basi Usa e Israele se provocati»

Minacce dall’Iran: l’esercito americano e Israele nel mirino

Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Qalibaf, ha dichiarato che l’esercito americano e Israele diventerebbero «bersagli legittimi» nel caso in cui gli Stati Uniti attaccassero la Repubblica Islamica, come minacciato dal presidente Donald Trump. Queste affermazioni rappresentano le prime a includere Israele nella lista di potenziali obiettivi di un attacco iraniano. Qalibaf, noto per la sua posizione radicale, ha lanciato questa minaccia mentre i deputati si sono uniti in coro, esclamando: «Morte all’America!», riporta Attuale.

Israele si trova in stato di massima allerta per la possibilità di un intervento militare statunitense in Iran, secondo quanto riportato dal Times of Israel. Si è parlato di una possibile operazione americana in una recente telefonata tra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il segretario di Stato americano Marco Rubio.

Negli ultimi giorni, l’Iran ha incolpato gli Stati Uniti per le manifestazioni antigovernative scoppiate nella capitale a causa delle difficoltà economiche, che si sono diffuse in tutto il Paese con richieste di rimozione delle autorità religiose. Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti sono «pronti ad aiutare» il movimento di protesta, avvertendo che l’Iran si trova in «grossi guai» per la repressione delle manifestazioni. Il New York Times riporta che gli Stati Uniti hanno già elaborato un piano per Teheran, presentato dal Pentagono a Trump, contenente un elenco di possibili obiettivi, non necessariamente militari, nella capitale. La questione non sarebbe più se attaccare, ma come e quando, dato che il fronte attendista sta facendo pressione sul presidente per prendere una decisione.

Durante la notte di sabato, le strade di Teheran sono state invase da slogan antigovernativi, con manifestanti che hanno dato vita al più grande movimento di protesta contro la Repubblica islamica degli ultimi tre anni, nonostante la forte repressione avvenuta sotto il velo di un blackout di Internet.

Organizzazioni per i diritti umani hanno segnalato decine di vittime e, sabato, hanno espresso preoccupazione per l’intensificazione della reazione delle autorità, con video sottratti che mostrano pile di cadaveri negli ospedali e obitori al collasso. Il procuratore generale ha annunciato la pena capitale per i manifestanti, mentre le informazioni scarseggiano a causa del blocco di Internet, con i monitor di NetBlocks che indicano una connettività quasi assente da giovedì.

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