Il Minnesota sfida il governo federale sulle operazioni anti-immigrazione
Negli Stati Uniti, il governo statale del Minnesota ha intentato una causa contro l’amministrazione federale, contestando la legittimità del dispiegamento di circa 2.000 agenti governativi coinvolti nelle operazioni anti-immigrazione volute dall’ex presidente Donald Trump. Secondo il Minnesota, tale dispersione è incostituzionale e deve essere ridotta. L’11 gennaio, un agente dell’ICE (l’agenzia federale preposta al controllo delle frontiere e all’immigrazione nel paese) ha sparato a una donna disarmata, Renee Nicole Good, uccidendola. Questo tragico evento ha innescato proteste diffuse contro l’ICE e l’amministrazione Trump in tutto il paese, riporta Attuale.
La causa presentata dal Minnesota richiede un’ordinanza giudiziaria che obblighi il governo federale a ritirare immediatamente gli agenti, la cui presenza sarebbe una violazione del decimo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, che protegge l’autonomia degli stati federati. Secondo il governo del Minnesota, le operazioni anti-immigrazione hanno causato un incremento del carico di lavoro per la polizia locale, costretta a intervenire per far fronte a vari incidenti correlati.
Il ricorso del Minnesota è supportato dai governi cittadini di Saint Paul e Minneapolis, le due città denominate “le città gemelle”, situate a breve distanza l’una dall’altra. Anche le amministrazioni dello stato dell’Illinois e della città di Chicago hanno presentato cause simili, segnalando un crescente discontento a livello locale nei confronti delle politiche federali in materia di immigrazione.