Il regime degli ayatollah: «2.000 morti»
La brutale repressione del regime iraniano ha provocato un numero impressionante di vittime tra i manifestanti, con un funzionario del governo che afferma che il totale raggiunge i «2.000 morti», comprese le forze di sicurezza. I responsabili, secondo l’autorità, sarebbero «terroristi» stranieri, sottintendendo Stati Uniti e Israele. Tuttavia, oppositori e osservatori denunciano che il numero reale è ben più alto, segnalando una catastrofe umanitaria di proporzioni inedite, riporta Attuale.
In una contrapposizione drammatica, l’uscita di Alberto Trentini, rientrato in Italia dopo aver trascorso 423 giorni in prigione a El Rodeo 1 in Venezuela, ha suscitato una grande felicità e sollievo. In un toccante incontro all’aeroporto di Ciampino, la madre Armanda lo ha abbracciato, mentre il primo ministro Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno accolto lui e il connazionale Mario Burlò, anch’egli liberato. «Hai abbracciato la mamma, è stata tanto in pensiero, lo sai?» ha detto Meloni a Trentini, che ha ringraziato ripetutamente per il supporto ricevuto.
Sebbene la liberazione di Trentini e Burlò rappresenti un momento di gioia, la situazione in Iran continua a essere segnata da un clima di paura e repressione, con migliaia di manifestanti uccisi durante le proteste. Le autorità iraniane hanno iniziato a riconoscere, seppur indirettamente, la gravità della situazione, ma la narrazione rimane centrata sulla colpevolizzazione di nemici esterni.
Al momento, non ci sono segni che indichino una cessazione delle violenze o un cambiamento nella strategia del regime iraniano, che continua a lanciare accuse di terrorismo contro le potenze occidentali mentre i cittadini locali affrontano quotidianamente la brutalità della repressione.
Altri dettagli sulla repressione in Iran rivelano che il numero di morti potrebbe arrivare fino a 12.000, con testimonianze di famiglie in lutto e manifestazioni di protesta che non si fermano nonostante i rischi mortali. Il blackout delle comunicazioni e l’assenza di una vera opposizione interna complicano ulteriormente la situazione, mentre il mondo esterno osserva, ma con scarsi risultati nella denuncia delle violenze e nel supporto ai diritti umani.
In sintesi, la dualità della vita continua a farsi sentire: mentre alcune famiglie riabbracciano i loro cari, migliaia di altre sono immerse nel dolore e nella perdita, sottolineando la necessità di una soluzione duratura e di pace nella regione.