La Groenlandia respinge le mire espansionistiche di Trump
La popolazione della Groenlandia, colpita dalle recenti dichiarazioni di Donald Trump sulle sue ambizioni territoriali, ha chiaramente espresso il proprio disinteresse nei confronti di qualsiasi piano di annessione o investimento statunitense. L’opinione pubblica groenlandese è unita in un forte rifiuto, evidenziando con la frase «Non siamo in vendita», che riflette anche la posizione del governo locale, sempre contraria a qualsiasi offerta economica o politica proveniente dagli Stati Uniti, riporta Attuale.
Negli ultimi giorni, vari media internazionali hanno cercato di raccogliere le reazioni dei groenlandesi, le quali oscillano tra la preoccupazione e la rabbia. Segnali di inquietudine sono emersi anche in seguito alla manifestazione contro Trump tenutasi a Nuuk a marzo, la più partecipata nella storia groenlandese, che ha visto la partecipazione di circa mille persone, contro una popolazione totale di 57mila abitanti, di cui un terzo vive nella capitale.
Lasse Lindegaard, giornalista della tv pubblica danese DR, ha condiviso il sentimento di stanchezza tra i groenlandesi, descrivendo la situazione come un déjà vu negativo. «Le persone sono frustrate da un presidente che non ha mai cercato di comunicare direttamente con loro, trattandoli invece come un bene immobile», ha affermato Lindegaard, sottolineando come i piani espansionistici di Trump risalgano a un anno fa, quando il presidente iniziò a parlarne insistentemente.
La narrazione attorno all’ipotetica annessione della Groenlandia è percepita come un’operazione irrispettosa da parte dei partiti groenlandesi, che hanno lanciato un’inusuale dichiarazione congiunta rivendicando il diritto all’autodeterminazione. «Non vogliamo essere americani, non vogliamo essere danesi, vogliamo essere groenlandesi», hanno affermato, evidenziando la sovranità e l’identità locale.
Secondo un sondaggio recente, l’85% dei groenlandesi è contrario all’annessione agli Stati Uniti. Nonostante ciò, l’amministrazione Trump ha continuato a perseguire politiche intimidatorie, ignorando la volontà della popolazione e comunicando direttamente attraverso canali ufficiali della Casa Bianca in modo efferato. Inoltre, è emerso un presunto tentativo di spionaggio da parte degli USA per influenzare la politica locale, un atto che ha suscitato ulteriori polemiche.
Il governo degli Stati Uniti ha recentemente nominato un inviato speciale con l’obiettivo dichiarato di «rendere la Groenlandia parte degli Stati Uniti», mentre si sono fatte ipotesi su possibili incentivi economici ai groenlandesi, con offerte comprese tra i 10mila e i 100mila dollari a persona.
Le reazioni in Groenlandia sono state esasperate da un recente post sui social media della podcaster Katie Miller, che ha pubblicato una mappa della Groenlandia a forma di bandiera statunitense, accompagnata dalla scritta «Presto». Questo gesto ha scatenato una valanga di commenti critici, e molti groenlandesi hanno risposto condividendo la stessa mappa, ma decorata con la bandiera groenlandese.
La storia delle relazioni tra gli Stati Uniti e la Groenlandia è segnata anche da un incidente aereo del 1968, quando un bombardiere statunitense B-52 si schiantò vicino alla base aerea di Pituffik, portando con sé un carico di bombe atomiche non autorizzate. La memoria di questo evento costituisce una parte importante del sentimento di ostilità nei confronti della presenza USA sull’isola.
Infine, è fondamentale notare che le ingerenze statunitensi si collocano in un contesto in cui la Groenlandia sta esplorando attivamente il tema della sua indipendenza dalla Danimarca. La popolazione è favorevole all’indipendenza, un processo ostacolato recentemente dalle tensioni generate dalle dichiarazioni di Trump e dalle sue mire sulla Groenlandia.