Il 15 gennaio 2026 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che sarebbe l’Ucraina, e non la Russia, a ostacolare la conclusione di un accordo di pace, affermando inoltre che il presidente russo sarebbe disposto a porre fine alla guerra. Le parole del capo della Casa Bianca arrivano in un momento di crescente frustrazione per lo stallo dei negoziati sull’Ucraina, condotti con la mediazione americana e la partecipazione di rappresentanti di Kiev e Mosca, come riportato nel contesto delle dichiarazioni sul presunto blocco dell’accordo di pace.
Negoziati bloccati tra Donbass e garanzie di sicurezza
Il confronto diplomatico resta concentrato su due nodi centrali: il futuro del Donbass e le garanzie di sicurezza per l’Ucraina. In parallelo, l’intensificazione degli attacchi russi contro le infrastrutture energetiche ucraine continua a incidere sul clima delle trattative, rendendo più complesso qualsiasi progresso sostanziale. Kiev ribadisce di non poter accettare un’intesa che sancisca la perdita di territori o comprometta la propria sovranità, limiti rafforzati anche dai vincoli costituzionali che impediscono concessioni territoriali.
Il ruolo della Russia e l’assenza di compromessi credibili
Analisti e diplomatici occidentali sottolineano che la Russia resta l’attore chiave del conflitto in quanto aggressore e che non emergono segnali concreti di volontà politica verso una de-escalation. Mosca continua a respingere anche proposte di cessate il fuoco temporanei, definendoli inaccettabili, mentre avanza richieste considerate irrealistiche da Kiev. Questo approccio alimenta la percezione che il prolungamento del conflitto favorisca esclusivamente la strategia russa di consolidamento territoriale.
Impatti politici e rischi per il sostegno occidentale
Le dichiarazioni di Trump sono giudicate da diversi osservatori come potenzialmente dannose per l’unità occidentale, poiché rischiano di rafforzare le posizioni politiche contrarie al sostegno a Kiev all’interno dell’Unione europea. Un simile effetto potrebbe riflettersi anche sulla coesione in materia di sanzioni, aiuti finanziari e assistenza militare. Secondo diplomatici europei, la prospettiva di una pace duratura dipende da un cambiamento reale del comportamento russo e non da concessioni unilaterali imposte all’Ucraina o ai suoi alleati.