Roma, 24 gennaio 2026 – Stavolta l’Italia non ci sta. Le parole di Donald Trump sui soldati alleati in Afghanistan, che si sarebbero tenuti lontani “dalla prima linea”, destano “stupore” e “non sono accettabili”. Arrivano in serata le parole chiare della premier Giorgia Meloni, dopo che analoghe prese di posizione erano state assunte dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, e da quello degli Esteri, Antonio Tajani. Sin dal mattino di ieri le opposizioni avevano sollecitato la presidente del Consiglio – proprio lei e non altri – a “difendere l’onore dei nostri soldati”, analogamente a quanto avevano già fatto ieri il premier britannico Starmer e quello polacco Tusk, e ieri la premier danese Frederiksen, riporta Attuale.
Le parole di Giorgia Meloni
Le parole ferme di Meloni non hanno del tutto placato le critiche, per il troppo tempo atteso prima di rispondere. La premier ha ricordato che “dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, la Nato ha attivato l’Articolo 5 per la prima e unica volta nella sua storia: un atto di solidarietà straordinario nei confronti degli Stati Uniti”, a cui “l’Italia rispose immediatamente insieme agli alleati”, con migliaia di uomini e il comando dell’Ovest del Paese.
Dopo aver rimarcato l’impegno profuso nella missione e il sacrificio di 53 militari italiani caduti e oltre 700 feriti, la nota di Palazzo Chigi conclude sottolineando che Italia e Stati Uniti sono uniti da una solida amicizia, resa ancora più necessaria dalle sfide attuali. “Ma l’amicizia – si legge – necessita di rispetto, condizione fondamentale per continuare a garantire la solidarietà alla base dell’Alleanza Atlantica”.
La strategia del Pentagono
Le due sponde dell’Atlantico sembrano sempre più lontane. La nuova Strategia di Difesa Nazionale del Pentagono mette al centro una chiara gerarchia di priorità: difendere il territorio Usa come obiettivo assoluto, prima ancora dell’Indo-Pacifico. L’emisfero occidentale viene definito “trascurato” dalle politiche precedenti e torna a essere cruciale, anche attraverso la sicurezza dei confini, la lotta al narcotraffico e la protezione dello spazio aereo. La deterrenza verso la Cina nell’Indo-Pacifico viene definita come compito decisivo, da esercitare tramite la forza più che con il confronto diretto. Accanto alla postura militare, l’approccio comprende anche due leve politiche: maggiore condivisione degli oneri con gli alleati e partner e il rafforzamento della base industriale della difesa Usa. È importante sottolineare come il documento, pur mantenendo la linea dell’America First, neghi derive isolazioniste.
“Europa in declino”
Nel documento del Pentagono, l’Europa resta “importante”, ma appare sempre meno centrale. La strategia sottolinea che la quota di potere economico globale dell’Europa è in calo e, di conseguenza, la sua importanza politica.
Nonostante gli Stati Uniti continuino a essere presenti nel continente, dichiarano che non sarà più il teatro prioritario per la difesa Usa, poiché la priorità assoluta va alla difesa del territorio nazionale e alla deterrenza contro la Cina. La Russia viene descritta come una “minaccia persistente ma gestibile”, soprattutto per i membri orientali della Nato, con un’urgenza strategica che non può essere paragonata a quella della Cina. Per questo Washington chiede un salto di qualità: più spesa e responsabilità europee, ovvero una maggiore redistribuzione delle spese per la sicurezza del continente.